Ogni mattina, tra semafori e corsie di sorpasso, l’Europa mostra la sua età: carrozzerie con qualche graffio, diesel che tossicchiano, silenzi elettrici rari come rondini d’inverno. La politica guarda avanti, ma la strada, oggi, racconta un’altra storia.
Lo senti nei parcheggi dei condomìni, dove chi guida una compatta di dieci anni fa dice: funziona ancora, perché dovrei cambiarla? Intanto, i costruttori fanno notare che le regole spingono sul domani, ma il presente ha un peso. E quel peso è un parco circolante più grande e più vecchio.
Nel 2024 il numero di auto nell’Unione europea ha toccato quota 255.999.373. È l’1,4% in più rispetto al 2023. La età media è salita a 12,7 anni (era 12,5). Dietro la media, la mappa dell’anzianità è frastagliata. In Estonia si arriva a 17,5 anni, in Grecia a 17,8, in Cechia a 16,5, a Malta a 16,1. All’estremo opposto, il Lussemburgo si ferma a 8,2. La Lituania è a 11,8, sotto la media europea. I grandi mercati restano sopra la soglia psicologica dei dieci: Francia 11,5, Germania 10,6, Italia 13, Spagna 14,5. Mancano dati consolidati per la Bulgaria.
Per capirlo basta un esempio semplice. Una famiglia in provincia, due figli, garage stretto. Ha una berlina a benzina di dodici anni. La manutenzione costa poco. Le rate di un’auto nuova pesano. Il salto all’elettrico richiede una presa in cortile che non c’è. La scelta diventa: tenere l’usato e rinviare. Molti fanno lo stesso.
Qui arriviamo al punto. Le auto elettriche a batteria sono il 2,3% del parco. Erano l’1,8% l’anno prima. Le ibride plug-in scendono dall’1,9-2,1% a circa l’1,4%. Si parla di un loro rilancio in alcuni mercati nel 2025, ma non ci sono ancora dati UE omogenei. Il grosso rimane tradizionale: benzina e diesel coprono l’87,6% delle vetture in circolazione (erano l’89,5%). È una fotografia chiara, confermata dai dati ufficiali dei costruttori.
Prezzi di listino ancora alti. Un mercato dell’usato elettrico giovane e piccolo. Infrastrutture di ricarica non uniformi: bene nei corridoi principali, incerte nelle periferie e nei piccoli centri. Incentivi stop‑and‑go che creano attese e rinvii. E poi c’è l’abitudine: guidiamo ciò che conosciamo. Anche questo pesa sulle emissioni reali del traffico, che non calano con la velocità sperata.
Servono leve pratiche, non solo slogan. Rottamazioni mirate dove il parco è più vecchio. Rete di ricarica domestica semplificata, soprattutto nei condomìni senza box. Un’offerta usato elettrico più ampia e garantita. E un linguaggio chiaro sui costi d’uso, che contano più del prezzo di listino nella vita vera.
Intanto, sulla tangenziale, si vede di tutto: un’auto di quindici anni che tiene il passo, una citycar nuova a ibrido leggero, un SUV a elettrico che scivola via senza rumore. Quale dettaglio farà scattare, per ciascuno di noi, la voglia di cambiare? Forse non sarà un annuncio da Bruxelles, né una tabella di ACEA. Potrebbe essere una presa a muro finalmente installata nel cortile. O la sensazione, una sera d’inverno, che il silenzio di un motore a zero giri vale più di qualsiasi brochure.
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