Scopri le novità di Alfa Romeo al Salone di Bruxelles: Giulia e Stelvio si rinnovano, con un occhio al futuro elettrico. Santo Ficili, CEO di Alfa Romeo, svela i piani del Biscione per il 2028.
Al Salone di Bruxelles, tra fari accesi e odore di vernice nuova, Alfa Romeo alza il velo sul suo domani: Giulia e Stelvio torneranno in scena con una nuova pelle e un cuore diverso. Un annuncio che non parla solo di modelli, ma di identità. E di tempo.
La scena è familiare. Stand affollato, passione che si tocca. Parola di Santo Ficili, CEO di Alfa Romeo, che incontriamo al Salone di Bruxelles. Parliamo del presente. E poi, soprattutto, del futuro del Biscione.
Oggi il marchio corre su un equilibrio sottile. La Giulia resta la berlina sportiva che fa innamorare chi guida. La Stelvio è il SUV che tiene il passo con famiglia e lavoro. La Tonale ha rialzato i volumi, specie in Europa. Il contesto spinge: le elettriche sono al 14% circa del mercato UE nel 2023. La curva è chiara. Le norme stringono. La concorrenza non aspetta.
Ficili è netto su un punto: il carattere non si negozia. Sterzo, bilanciamento, prontezza. “Auto da guidare”, si capisce dal tono. Ma con una consapevolezza nuova: software, ADAS evolute, servizi digitali. Oggi contano quanto il telaio. E qui Alfa deve essere veloce, precisa, credibile.
Solo a metà conversazione arriva la conferma che tutti aspettavano. Le prossime nuove generazioni di Giulia e Stelvio sono previste per il 2028. Non c’è una scheda tecnica ufficiale. Non ci sono listini. C’è una finestra temporale chiara. E una traiettoria.
L’industria corre verso piattaforme modulari. Nel gruppo Stellantis, la sigla da tenere d’occhio è STLA Large: architettura pensata per modelli medio-grandi, con spazio per batterie capaci e software di ultima generazione. Le nuove Alfa dovrebbero poggiare lì, con un focus forte sull’elettrico. La parola “dovrebbero” non è un vezzo: al momento non c’è conferma ufficiale. Restano aperte opzioni di transizione, come versioni ibride per mercati specifici, se i regolatori e la domanda lo richiederanno.
E la produzione? Il sito di Cassino è al centro degli investimenti per le piattaforme di nuova generazione. La scelta avrebbe senso industriale e simbolico. Italia, competenze storiche, filiera pronta. Anche qui: segnali concreti, ma niente black on white sui singoli modelli.
Aspettatevi un salto misurabile su tre assi. Autonomia e ricarica rapida: i target di segmento oggi puntano oltre i 600 km WLTP e potenze ben sopra i 150 kW. Connettività e software: aggiornamenti OTA, funzioni che migliorano nel tempo, assistenza alla guida più naturale e meno invasiva. Dinamica: controllo del peso, motori pronti, taratura fine. Il DNA Alfa, ma tradotto nel linguaggio elettrico.
Esempi concreti? Interfacce più pulite, comandi fisici per ciò che serve davvero, lane centering che non “tira” il volante, rigenerazione regolabile con logica sportiva. Dettagli che fanno la differenza nell’uso quotidiano. E che distinguono un prodotto “tecnico” da un’auto “viva”.
Ci sono cose che ancora non sappiamo. Potenze, prezzi, gamme, tempi di consegna. Non ci sono dati confermati. Ma il perimetro è disegnato. 2028 come orizzonte. Due modelli simbolo come cardini del rilancio. Una piattaforma capace. Un mercato che chiede coerenza, non slogan.
L’immagine che resta è semplice: una strada al crepuscolo, linea continua, sorpasso vietato. La prossima Giulia e la prossima Stelvio arriveranno quando la luce cambia. La domanda è per noi, non solo per Alfa Romeo: saremo capaci di riconoscere il piacere di guida anche quando il silenzio del motore coprirà tutto il resto?
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