Una guida schietta e pratica su cosa può cambiare davvero per il bollo e il superbollo nel 2026: scenari realistici, tempi possibili, impatto in tasca per chi guida oggi.
C’è una sensazione familiare: proposte annunciate, attese lunghe, niente che arrivi al traguardo. Il 2025 si è chiuso così. Ma il 2026 non è un replay. È l’anno in cui i dossier rientrano in pista con un motore acceso e un iter che, questa volta, ha date e passaggi plausibili.
La riforma del bollo auto esiste in una bozza ufficiale. Doveva partire il 1° gennaio 2026. Non è successo per un motivo tecnico ma importante: è mancato il parere della Conferenza Unificata, necessario quando le norme toccano anche Regioni ed enti locali. Il governo ha però ottenuto la proroga della delega fiscale di un anno. Traduzione: lo schema non è morto, è in stand-by dentro l’alveo della delega.
Cosa significa, in concreto? Che nel 2026 l’esecutivo può riportare il testo in Conferenza, recepire osservazioni, inviarlo al Parlamento per i pareri e chiudere il cerchio. Se tutto fila, l’entrata in vigore slitterebbe al 2027. Non c’è però alcuna certezza sui contenuti definitivi: il testo di giugno 2025 può cambiare. Oggi non risultano elementi pubblici consolidati su modifiche alla base imponibile della tassa automobilistica o su criteri “green”: ogni dettaglio ulteriore sarebbe una congettura, e conviene evitarla.
Qui il dato che conta è istituzionale: il bollo è tributo regionale e il confronto con le autonomie locali è parte integrante del processo. È un passaggio lento, ma è anche il motivo per cui gli esiti, quando arrivano, reggono nel tempo.
Sul superbollo la musica è diversa. L’abolizione totale è poco probabile: mancherebbero oltre 200 milioni di gettito l’anno. Più credibile è una “miniriforma” che alzi la soglia di potenza oltre cui scatta la sovrattassa: dagli attuali 185 kW (circa 252 CV) ai possibili 225 kW (circa 306 CV), come nella versione originaria del 2011.
Per capire l’impatto, un esempio concreto. Un’auto da 200 kW oggi paga il superbollo: 15 kW sopra soglia x 20 euro = 300 euro annui se il veicolo ha meno di 5 anni. La normativa prevede riduzioni con l’età: 12 euro/kW tra 5 e 10 anni, 6 euro/kW tra 10 e 15, 3 euro/kW tra 15 e 20, zero oltre i 20. Se la soglia salisse a 225 kW, quella stessa vettura non pagherebbe più nulla. E molte sportive di media cilindrata rientrerebbero “sotto”, senza toccare i modelli più estremi.
È un compromesso che tiene insieme due esigenze: alleggerire un’imposta ritenuta punitiva e non aprire un buco di bilancio. Non è ancora una decisione, ma è l’opzione più citata nelle ipotesi di lavoro. Qui gioca anche la spinta politica: alcune forze di maggioranza hanno fatto della revisione del superbollo una bandiera identitaria.
Se guidi, la domanda è semplice: ha senso aspettare? Se stai valutando un’auto tra 185 e 225 kW, sì, perché l’esito cambia il conto. Ricorda anche i numeri di base: 1 kW vale 1,36 cavalli vapore; 185 kW sono circa 252 CV, 225 kW circa 306 CV. Sapere dove cade la tua potenza a libretto oggi aiuta più di mille indiscrezioni.
Il resto è una scena ferma a pochi metri dal traguardo: il semaforo è rosso, il motore gira al minimo. Quando scatta il verde, quanto saremo pronti a ripensare il nostro parco auto, tra costi reali e desideri?
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