Un anno che cambia il passo. Mazda prepara il 2026 con silenziosa determinazione: meno proclami, più sostanza. E una famiglia di SUV che si allarga, affina l’efficienza e spinge la guida quotidiana verso un’idea più pulita e concreta.
Comincio da un’impressione semplice. Negli ultimi anni Mazda ha smussato gli eccessi e ha rafforzato i fondamentali. Design pulito, ergonomia curata, tecnologia dosata. Entri, guardi, tocchi: capisci a cosa punta il marchio. È un approccio che convince chi guida, più che chi fa “scroll”.
Il filo conduttore del 2026 è chiaro solo a metà strada. Prima, una nota sul metodo: scelte progressive, aggiornamenti mirati, attenzione ai costi reali d’uso. Poi, il cambio di marcia.
La nuova Mazda CX-5 di terza generazione è già ordinabile. Cresce a 4,69 metri, con passo di 2,82 metri, e guadagna spazio vero: bagagliaio da 583 a 2.019 litri. Dice addio al 2.0 mild hybrid e sceglie il 2.5 e-Skyactiv G da 141 CV, a trazione anteriore o integrale. Nel 2026 arriverà anche un inedito full hybrid basato su unità Skyactiv-X con elettrificazione sviluppata in casa. Dentro, l’interfaccia cambia volto: schermo centrale da 12,9 o 15,6 pollici, strumentazione digitale da 10,25. Meno tasti fisici, logica chiara. Prezzi da 35.900 euro. Qui Mazda elimina il superfluo e punta sulla resa pratica: consumi prevedibili, manutenzione lineare, comfort acustico curato.
Ed ecco il punto centrale, allineato con il titolo: nel 2026 Mazda mette in prima linea i suoi SUV. Li rende più efficienti, più digitali, ma senza rompere con la guida “umana” che la distingue. Il marchio non inseguirà numeri da laboratorio: preferirà soluzioni verificabili nel quotidiano.
La nuova Mazda CX-6e debutterà in Europa a inizio anno e arriverà su strada da settembre 2026. È la versione a ruote alte della berlina 6e, prodotta in joint venture con Changan (il modello cinese si chiama EZ-60). Le linee restano slanciate, con soluzioni aerodinamiche evolute: prese d’aria nel bordo inferiore del cofano e nel terzo montante, specchi sostituiti da telecamere. È un segmento D importante: quasi cinque metri, passo intorno a 2,9 metri. I dati tecnici europei non sono ancora confermati. È ragionevole attendersi i powertrain della berlina: versioni da 180 kW (245 CV) e 198 kW (258 CV) con batterie da 80 e 68,8 kWh. Al momento è escluso l’arrivo del range extender visto in Cina. I prezzi europei non sono stati comunicati.
Aggiornamenti anche per CX-60 e CX-80 MY2026, in arrivo in primavera. Le versioni diesel mild hybrid accettano ora il biofuel HVO100, scelta concreta per ridurre le emissioni nella flotta esistente. Cresce la sicurezza: la CX-60 allinea la dotazione alla CX-80 e aggiorna il Driver Emergency Assist, che rileva malori e arresta il veicolo in autonomia. L’infotainment integra l’assistente vocale Alexa di Amazon. Listini indicativi: da 53.850 euro (CX-60) e da 62.200 euro (CX-80). Per chi macina chilometri, l’opzione plug-in benzina resta centrale nelle strategie di transizione.
E i modelli compatti? Il concept Vision X-Compact ha acceso i riflettori, ma servirà ancora tempo: Mazda non ha fissato una data precisa. Forse è un bene. In un mercato che brucia novità, scegliere il momento giusto vale più dello sprint. La domanda, allora, è semplice: quanto siamo pronti ad accettare specchi digitali, biofuel alla pompa e infotainment a comando vocale, senza perdere il piacere della sterzata pulita? Se la risposta sta nel 2026, sarà interessante scoprire se il silenzio di una elettrica CX-6e di notte, in una città vuota, saprà ancora farci sentire il rumore delle idee.
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