Una Ferrari vergognosa esce con le ossa rotte dalla gara di Miami, con Leclerc settimo davanti ad Hamilton. Il bilancio è in rosso.
Peggio di così non poteva andare, ma è probabile che ciò accada in futuro. La Ferrari è quella squadra che, incredibilmente, riesce sempre a scavare più in basso dopo aver toccato il fondo, senza mai provare un briciolo di vergogna. Charles Leclerc è giunto settimo a Miami seguito da Lewis Hamilton, con il Cavallino che è stato demolito persino dalla Williams, quinta con un Alexander Albon da Oscar, e forse non è neanche questa la cosa peggiore che emerge dal week-end della Florida.
Sotto la bandiera a scacchi, il monegasco è transitato con 57 secondi di ritardo da Oscar Piastri, in una gara da 57 giri. Ciò significa aver accumulato un distacco di un secondo al giro, senza dimenticare che l’australiano è rimasto bloccato dietro a Max Verstappen nella prima parte di gara, altrimenti, il gap sarebbe stato di oltre un minuto. Non male per chi sperava di poter battere il team di Woking dopo aver perso il campionato costruttori per soli 14 punti lo scorso anno. In Ferrari, ancora una volta, è tutto da rifondare, perché è chiaro che la gestione di Frederic Vasseur abbia bellamente fallito.
A Miami, oltre al drammatico scenario regalato dalla Ferrari SF-25, una monoposto horror, è andato in scena anche un vergognoso teatrino tra Charles Leclerc, Lewis Hamilton ed il muretto. Il sette volte campione del mondo ha svergognato l’ingegnere Riccardo Adami (ma perché è ancora a Maranello dopo gli errori di questi anni?) in mondovisione, una brutta figura che ha aggravato un quadro già da incubo.
Tuttavia, quanto accaduto tra i due alfieri del Cavallino non deve spostare l’attenzione da quello che è il problema principale. La Scuderia modenese ha ancora una volta fallito il progetto, mettendo in pista un’auto che non ha mezzo punto di forza, ridotta ormai all’inaccettabile ruolo di quinta forza. Fanno ridere, per non piangere, le dichiarazioni di Frederic Vasseur, che parla di un ritmo simile a Mercedes e Red Bull (ma al muretto funzionano i monitor?), che sono invece state imprendibili.
Ciò che è inaccettabile, ancora una volta, è l’aver preso in giro i tifosi, con l’evento-pagliacciata di Milano svolto una settimana prima del Gran Premio d’Australia che sembrava far presagire ad un dominio nel mondiale. La Ferrari di John Elkann è un fallimento sotto tutta la linea, ma la sensazione è che nulla cambierà. Ormai è chiaro che lo sviluppo della SF-25 verrà presto abbandonato, per concentrarsi, come al solito, sul 2026.
Peccato che anche le indiscrezioni relative al prossimo motore parlino di gravi difficoltà nella gestione della parte elettrica, ed è facile immaginare un nuovo fallimento. Ma del resto, quando i progettisti sono Diego Tondi, Fabio Montecchi, un Loic Serra che nessuno ancora ha mai visto, ed altri nomi sconosciuti, il risultato è questo. La McLaren ha Rob Marshall, in Red Bull c’è Pierre Waché, in Mercedes James Allison ed altri tecnici di primo livello, mentre a Maranello regna il caos. E l’incompetenza e l’impreparazione, a Maranello, continua a produrre risultati da team di terza fascia.
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