La carriera di Valentino Rossi in MotoGP è stata costellata di successi, ed oggi andremo a scoprire uno dei suoi grandi segreti.
La stagione di MotoGP targata 2024 si è conclusa in maniera deludente per i nostri colori, dal momento che Pecco Bagnaia si è dovuto arrendere ad Jorge Martin, laureatosi per la prima volta campione del mondo. A Pecco è mancata quella che era una delle armi di Valentino Rossi, ovvero la freddezza e la tenuta mentale, uno dei segreti che lo hanno portato a vincere tanto, anche quando non era il più veloce in assoluto.
Il “Dottore”, ormai da tre anni fuori dalla MotoGP in veste di pilota, non ha vissuto una stagione facile con il suo team, che ha raccolto molto meno rispetto allo scorso anno. Valentino Rossi sta ora organizzando il proprio futuro, ed è probabile che il prossimo anno non corra nel FIA WEC, puntando solo sul Fanatec GT World Challenge. Nelle entry list della stagione 2025, infatti, non figura più la sua BMW M4 GT3 #46, anche se dal pilota di Tavullia, al momento, non sono ancora arrivate comunicazioni ufficiali.
La carriera di Valentino Rossi è stata quella di una leggenda assoluta, di un mito che ha scritto pagine di storia del motociclismo. Uno degli uomini più importanti per i suoi successi è stato Davide Brivio, vale a dire colui che lo strappò alla Honda dopo aver vinto i primi tre titoli tra il 2001 ed il 2003, portandolo alla Yamaha a risollevare le sorti della casa di Iwata.
Neanche a dirlo, in sei anni arrivarono quattro titoli mondiali, tra il 2004 ed il 2009, ed in un’intervista concessa a “Relevo“, l’attuale boss del team Aprilia Trackhouse Racing ha raccontato i segreti di Valentino Rossi: “Quando lui era alla Honda, io lavoravo in Yamaha e riuscimmo a convincerlo a venire da noi. Aveva una mentalità vincente, per lui anche il secondo posto era una delusione“.
In seguito, Brivio ha parlato di uno dei più grandi segreti del pilota di Tavullia: “Un suo grande punto di forza era la professionalità in qualsiasi occasione, lavorava per molte ore studiando ogni dettaglio, ma poi sapeva anche divertirsi. Però faceva riunioni in continuazione e si informava su dove e come migliorare. Era sia professionale che divertente, fu una grande lezione per tutti, sapeva fare entrambe le cose. Ricordo bene che insieme ci siamo divertiti“.
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