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Formula 1

Piquet accusato di razzismo verso Hamilton: ecco com’è andata a finire

Published by
Chiara Rainis

Non si placano le polemiche per le parole di Piquet nei confronti di Hamilton. A processo, rischia di dover pagare un risarcimento record.

La sensibilità moderna è cambiata, motivo per cui ciò che un tempo veniva digerito senza troppi problemi, oggi viene mal sopportato. Parole eccessive, mal dette, magari offensive, non sono più tollerate. Lo sa bene Nelson Piquet che nel 2021 si era reso protagonista di una vicenda alquanto discutibile. Parlando della sfida tra Hamilton e Verstappen che stava infiammando il campionato, aveva definito Lewis “negretto”.

Nelson Piquet (Ansa Foto)

L’episodio ci riporta indietro al famoso GP di Silverstone. Quello della collisione tra i due principali contendenti al titolo iridato, che si risolse con la vittoria del britannico e Max trasportato in ospedale per controlli precauzionali. Al termine del weekend scoppiò una polemica, alimentata, via social, dallo stesso portacolori della Red Bull, rimasto offeso dall’atteggiamento del collega il quale, incurante del suo stato di salute, aveva festeggiato sul gradino più alto del podio.

Ma in tutto questo, il tre volte campione del mondo brasiliano cosa c’entra? Per quale motivo si sentì in dovere di uscirsene con certi epiteti? Essendo l’olandese fidanzato con la figlia Kelly, il comportamento del #44 deve essergli parso una mancanza di rispetto nei confronti di un suo famigliare.

Razzismo verso Hamilton, cosa rischia Piquet

Quell’infelice affermazione pronunciata nel corso di un’intervista al canale YouTube Enerto provocò subito sdegno diffuso. La F1 intervenne subito bandendolo dal paddock, mentre in Brasile, tre membri del Parlamento, oltre a quattro associazioni rappresentanti la comunità LGBT+, ossia la Educafro, la Centro Santo Dias, la Aliança Nacional LGBTI+ e l’Asociación Brasileña de Familias Homotransafectivas, si sono uniti dando avvio ad una causa civile.

Stando a quanto si apprende ora dal quotidiano O Globo, la richiesta di risarcimento domandata al 70enne di Rio de Janeiro, ammonterebbe addirittura a 1,8 milioni di euro.

Uno sproposito? Può essere. La cifra è certamente importante per noi comuni mortali, ma per uno come lui, è acqua fresca. In ogni caso essendo recidivo ci può stare. Dal canto suo, l’ex driver non si è mai pentito. Al contrario, malgrado la comune presa di distanza e denuncia, lui ha continuato a difendersi, sostenendo come la “N word” non abbia alcuna valenza razzista in casa sua, essendo un modo “simpatico” con cui sua nonna chiamava tutti. Una versione, questa, appoggiata e confermata da altri parenti, corsi in suo soccorso a livello mediatico.

Che sia vero o no, la figuraccia è stata plateale. Tra l’altro il verde-oro non è nuovo a commenti borderline nei confronti degli altri. Ricordiamo tutti quando per indebolirlo andava in giro a raccontare che Ayrton Senna era omosessuale. O come, sempre per rimanere in tema orientamenti sessuali, spaventato dalla convivenza del figlio Nelsinho con un uomo, chiese aiuto a Flavio Briatore.

Come riportato dal giornale, quindi, la richiesta del  Pubblico Ministero per danni morali sarebbe appena al di sotto dei due milioni di euro. Mentre la difesa continua ad aggrapparsi alla scusante che abbiamo illustrato sopra, il fatto che sia una figura pubblica e piuttosto nota, e che abbia rilasciato certe dichiarazioni ad una piattaforma molto diffusa, aggrava la sua posizione. La sentenza finale è attesa per le prossime settimane.

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Chiara Rainis

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