Al Montmelo ha colpito molto il messaggio inviato da Hamilton dopo il contatto con Magnussen. Ecco perché è successo.
Scattato dalla piazzola numero sei e nell’arco di pochi metri ritrovatosi in fondo al gruppo a seguito di una collisione con la Haas di Kevin Magnussen alla curva 4, Lewis Hamilton è stato protagonista di qualcosa di atipico da parte sua. Sconfortato dal crollo e preoccupato per l’affidabilità della sua W13, ha domandato al suo box di ritirare la macchina.
Solitamente determinato e mai incline a mollare, l’asso della Mercedes ha stupito tutti per un atteggiamento da molti definito da perdente. Convinto dal suo ingegnere a stringere i denti, pur con le dovute difficoltà coincidenti con una monoposto non più dominante, il sette volte iridato è riuscito a risalire fino al quarto posto, salvo poi perderne due per un guasto che ha da subito allarmato il muretto.
Tornando all’ormai noto messaggio, il britannico ha rivelato di non essere stato disfattista, ma soltanto concreto.
“Avevo un ritardo di oltre 30″ e non vedevo il senso di fare un gran premio intero ultimo o fuori dalla zona punti“, ha asserito a Motorsport.com.
La mancanza di fiducia nel mezzo ha certamente giocato un ruolo chiave. “Pensavo fosse meglio salvare la power unit, ma sono contento di non averlo fatto. E’ stata la dimostrazione che non bisogna arrendersi“, ha sottolineato.
In ogni caso, dopo un avvio di stagione a dir poco complicato, al Catalunya la Stella ha ripreso a brillare. Un cenno di recupero che ha dato morale ad Ham e al suo gruppo di lavoro.
“Veniamo da un periodo complesso, tra problematiche e Safety Car. Di sicuro siamo stati sfortunati. Ma adesso stiamo tornando e spingendo. Essere stati in grado di risalire lo schieramento, mi ha fatto tornare in mente il passato“, ha concluso il suo ragionamento, celebrando il weekend iberico con un tweet che evidenzia il suo amore per lo sport e per i benefici che la sinergia in scuderia porta.
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