Un matrimonio desiderato, ma mai concretizzato quello tra Senna e la Ferrari. Ad anni di distanza l’ex manager Todt spiega perché.
Ayrton Senna e la Ferrari. Già. Sarebbe stato un bel connubio. D’altronde Beco l’italiano lo parlava perfettamente e al pubblico nostrano garbava non poco per la sua gentilezza mista ad aggressività. Forte di tre titoli iridati, avrebbe certamente portato un plus alla scuderia in termini di esperienza e competenza, ma come sappiamo l’unione non si è mai verificata.
Il paulista, l’amore per il Cavallino, non lo aveva mai nascosto, ma il desiderio di calcare la Williams del vincente Prost, si fece più forte e lo portò a virare verso Grove.
Parlando al sito beIN Sport il presidente della FIA e allora dirigente della Rossa Jean Todt ha spiegato però nel dettaglio i motivi per cui il progetto romantico non andò in porto. Ricordiamo che lo stesso direttore sportivo del team Cesare Fiorio si era dato un gran da fare per portare l’asso verde-oro in zona Modena.
“Poche settimane dopo il mio arrivo in squadra lo incontrai durante il weekend di Monza, nell’hotel in cui alloggiavamo sul lago di Como”, il racconto del transalpino. “Gli offrì di passare da noi nel 1995, ma lui spingeva per l’immediato. Avevamo già due piloti sotto contratto, Jean Alesi e Gerhard Berger, quindi non potemmo soddisfare la sua richiesta”.
La lealtà nei confronti dei driver in quel momento scritturati, portò dunque alla bocciatura di quella che avrebbe potuto diventare una liaison da leggenda. Una questione di morale che il 75enne riporta alla memoria non senza sofferenza. “Alla mia spiegazione, Senna replicò che i contratti possono essere stracciati. Io gli rifeci la proposta per l’anno successivo, poi però sappiamo com’è finita”.
Il piano/volontà dell’ex navigatore di rally di portare in Emilia un corridore titolato, tuttavia, non tarderà molto a diventare realtà con la chiamata nel 1996 di Michael Schumacher.
Chiara Rainis
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