Non manca qualche rimpianto nella carriera di Marco Melandri, che sicuramente avrebbe voluto vincere il titolo sia in MotoGP che in Superbike. Ma la sua esperienza nel motociclismo rimane comunque positiva.
Nel Motomondiale ha disputato 215 gare, vincendone 22 e salendo sul podio 62 volte in totale. Si è preso anche il titolo nella classe 250. Nel Mondiale SBK ha disputato 201 gare, ne ha vinte 22 e ha ottenuto 75 podi complessivi. Nella massima categoria delle derivate di serie è l’italiano con più manche conquistate.
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Melandri, ospite al webinar Aspetti giuslavoristici nel settore sportivo motoristico organizzato dalla Fondazione Forense dell’Ordine degli Avvocati di Milano, ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera.
Nel 2003 il salto in MotoGP con Yamaha dopo il titolo conquistato nella categoria 250 l’anno prima: «La Yamaha non era come quella di oggi – riporta La Gazzetta dello Sport – era difficilissima da guidare senza elettronica. Bisognava padroneggiarla se non ci si voleva fare male. Nel 2004 arrivò Valentino Rossi e io venni sistemato nel team satellite Tech3».
Nel 2005 cambia moto, sale sulla Honda del team Gresini: «All’epoca rifiutai la KTM per aspettare Fausto Gresini. Avevo un manager complicato (Loris Reggiani, ndr) e Fausto mi disse: “Se devo parlare con lui, non se ne fa nulla”. Alla fine trattai io direttamente».
Melandri firmò un contratto biennale con opzione per una terza stagione: «In Honda sono partito come ultimo pilota dei quattro – racconta – ma quell’anno conclusi secondo nel Mondiale. Nel 2006 sarei dovuto saltare nel team ufficiale, ma non avevo il passaporto adatto per il team spagnolo. Così venne promosso Daniel Pedrosa».
C’è stata anche un’esperienza molto negativa con Ducati, che lo aveva voluto fortemente, e ricorda come andarono le trattative: «A metà 2006 – spiega – mi sedetti al tavolo con Ducati e Livio Suppo mi fece un’offerta. Ma Gresini, a sorpresa, la pareggiò e mi trattenne. Con Borgo Panigale decidemmo di fare una pazzia, firmare un contratto per il 2008 due anni prima».
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