Verstappen attacca Netflix per la serie Drive To Survive. Il pilota Red Bull ha annunciato di aver preso una decisione definitiva.
E pensare che in Italia siamo abituati al gossip creato ad arte per fare soldi, con addirittura la connivenza dei protagonisti, capaci anche di passare sopra al proprio pudore per finire sulle copertine delle riviste scandalistiche, ma per il mondo più internazionale della F1, la storia è ben diversa.
Un esempio ce lo ha fornito Max Verstappen che, da Austin, ha attaccato il colosso dell’intrattenimento Netflix, a suo avviso reo di creare una realtà ad arte nella serie Drive To Survive riguardante il Circus, soltanto per acchiappare spettatori.
“Capisco che debba essere fatto per aumentare la popolarità del nostro sport in America, ma per quanto mi riguarda, come pilota, non mi piace farne parte”, ha affermato sicuro all’Associated Press.
Le parole di contestazione dell’olandese non sono state di mera circostanza, ma sono state seguite da un’azione importante.
“Hanno simulato alcune rivalità che in realtà non esistono, quindi ho deciso di non farne più parte. Non rilascerò più interviste in merito. Io sono per i fatti, non per il dramma costruito”, ha insistito.
In effetti non è la prima volta che lo show viene contestato dal paddock. Lo scorso anno era intervenuto anche il boss della Haas Gunther Steiner. Ma si sa. La piega presa del Circo a ruote scoperto dall’ingresso di Liberty Media è quella di un’americanizzazione del prodotto a scapito della genuinità. Basti ricordare il tentativo messo in atto nel 2018 di rivoluzionare il pre-gara per renderlo più televisivamente appetibile, con l’ingresso di cheerleader, ballerini e quant’altro. Una prima, tenutasi proprio in Texas, che fortunatamente non ha avuto futuro essendo stata platealmente bocciata dallo schieramento.
“Il problema è che ti presentano nel modo in cui vogliono. Qualunque cosa tu dica, cercheranno di farti apparire in modo più pericolato o comunque di fare che tutto si adatti alla trama”, le parole di Mad Max, espresse sin dai primi momenti di uscita di DTS.
Chiara Rainis
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