Il figlio di Ralf Schumacher David parla del peso del cognome e si candida ad un sedile in F1 per battere il cugino Mick.
Che gli Schumacher ambissero a rientrare nel Circus in pompa magna lo si era capito già tempo prima del Covid quando il paddock avrà cominciato a popolarsi di famigliari, manager e personaggi annessi. Sistemato in F1 il figlio di Michael Mick alla piccola Haas, ora pure il pargolo di Ralf David ha ammesso di avere alte ambizioni. E d’altronde come poteva essere altrimenti? Osservando il cugino, con cui non sembra esserci grande intesa, gli sarà venuta voglia di bruciare le tappe e pur non avendo grandi doti di fare il salto nella massima serie.
“Non so come sarebbe stato se non avessi questo cognome”, ha confidato il 19enne alla rivista specializzata svizzera Speedweek ammettendo tra i denti che forse, altrimenti non avrebbe fatto carriera. “Sono cresciuto così e mi ci sono abituato. Maledizione o benedizione? Penso entrambe le cose. Al momento non è fastidioso perché quasi nessuno mi riconosce”.
Interessato a farsi strada nella giungla del motorsport, Schumi ha cercato di avvicinarsi a quello del nucleo familiare che ce l’ha fatta, perché alla fine tutto può tornare utile.
“Ora che nel Circus è diventato un tipo molto più aperto e riesco a vederlo più spesso. Ad esempio dopo il GP del Belgio, siamo andati in un kartodromo del posto. Io contro lui, e ho vinto io. Ci divertiamo molto anche se giochiamo poco insieme”, ha raccontato svelando un po’ di sano opportunismo.
“Il mio target è arrivare nella massima categoria e battermi con lui. Con un rivale di famiglia, si dà sempre il massimo”, ha considerato il driver di F3 ricordando un episodio del passato con malizia. “Abbiamo fatto una stagione insieme nei kart. Era l’anno del mio debutto. In una gara sotto la pioggia ero stato più veloce di lui, l’ho passato all’ultimo giro e alla curva successiva mi ha colpito da dietro”, ha chiosato probabilmente convinto di essere più forte del consanguineo.
Chiara Rainis
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