Dopo lo scandaloso GP di Spa le polemiche non si placano. La F1 prova a giustificarsi, ma i piloti esprimono il loro disappunto.
Chi dirige la gara è colui che poi deve risponderne. Ecco perché da subito tutti hanno puntato il dito contro Michael Masi. Certo, la situazione che si è presentata nelle Ardenne è stata complicata, ma con ogni probabilità poteva essere gestita meglio. Magari facendo fare ai piloti dei giri sotto Safety Car, giusto per accontentare il pubblico, evitando però alla fine di assegnare un punteggio.
In sua difesa “l’erede” di Charlie Whiting ha sostenuto di aver fatto il massimo per dare una speranza a fan e piloti di poter vivere una gara di qualsiasi sorta, ma di aver dovuto scartare a priori l’opzione lunedì non essendo previsto dal codice della F1.
A sostegno del responsabile di corsa è intervenuto pure il capo del Circus Stefano Domenicali sostenendo che ogni decisione presa è stata corretta e che non si sarebbe potuto agire diversamente a fronte di una sicurezza del tracciato fortemente compromessa dal maltempo.
Come sappiamo i piloti hanno mostrato parecchie perplessità non tanto sulla scelta di non far disputare il gran premio, quanto su quella di attribuire dei punti per un paio di tornate a posizioni congelate.
Un esempio è la voce di Fernando Alonso che ha definito “triste” l’operazione federale.
“Ero undicesimo e non ho nemmeno potuto tentare di raccogliere una ricompensa”, si è lamentato sottolineando come alla fine siano stati premiati i migliori delle qualifiche senza dare la chance agli altri di giocarsela. “I punti sono stati distribuiti gratuitamente e senza gareggiare. Soltanto percorrendo dei metri alle spalle della vettura di sicurezza. E’ scioccante e incredibile”, ha proseguito nello sfogo comprensibile.
Soltanto l’inglese della Williams George Russell si è sentito di giubilare. “Un podio è sempre un podio”, ha detto il secondo classificato. Ma in cuor suo saprà di sicuro che non è come esserselo sudato.
Chiara Rainis
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