Il boss Ferrari Binotto parla con entusiasmo del futuro del team e del recupero operato nel giro di pochi mesi rispetto ai leader del mondiale.
La speranza è che all’ottimismo di Mattia Binotto corrisponda la realtà e che la rimonta della Ferrari non finisca come un noto video di Fabi e Gazzé in cui i due dovevano andare al mare ed invece si sono ritrovati in montagna tra la neve.
Le undici gare disputate finora non sono state un granché per il Cavallino e non fosse per i tre podi raggranellati tra Monaco, Silverstone e Budapest, ci sarebbe ben poco da sorridere. Eppure, secondo il dirigente della scuderia di ragioni per essere allegri ce ne sono diverse.
A partire da un gap da Mercedes e Red Bull ridotto a sette decimi. “I dati sono incoraggianti e la direzione presa è quella giusta”, ha dichiarato convinto ad Autosprint.
Numeri alla mano, il terzo posto nella classifica costruttori a pari merito con la McLaren, rappresenta una botta di fiducia, specialmente se comparato con ciò che accadeva dodici mesi fa.
“Adesso abbiamo 163 punti, mentre nel 2020 dopo lo stesso numero di round eravamo fermi a 80”, ha tenuto a precisare il dirigente, evidenziando come si tratti di più del doppio.
“In termini di tempi sul giro, pur essendo ancora indietro, abbiamo dimezzato il nostro distacco che nello scorso campionato era nell’ordine del secondo e quattro e anche sul fronte pit stop siamo cresciuti. Da essere la settima forza, orma siamo secondi”, ha aggiunto snocciolando i pro di una campagna con ancora molte ombre.
Di certo, non fosse per un aggiornamento a livello di motore, sulla SF21 vedremo ben poche novità da qui ad Abu Dhabi. L’attenzione è già tutta rivolta al progetto 2022 anche se il manager nato in Svizzera preferisce adottare la cautela.
“Nel nostro sport la bacchetta magica non esiste”, ha concluso avvisando i tifosi.
Chiara Rainis
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