Dani Pedrosa riflette sulla sua carriera e sugli errori che ha commesso. Come quello di non aver lasciato la Honda per la Yamaha
Ha vinto tre campionati del mondo, nelle classi 125 e 250, si è aggiudicato 54 Gran Premi in carriera, stabilendo il record di sedici stagioni consecutive con almeno un successo. Ma un traguardo, a Dani Pedrosa, è sempre sfuggito, quello più importante. Il titolo iridato in MotoGP.
Come sarebbe cambiato il suo destino se ci fosse riuscito? Si tratta di un quesito senza soluzione, che però lo stesso diretto interessato si pone in un’intervista ai microfoni del quotidiano spagnolo El Mundo.
“Questa è una domanda che mi perseguita”, ha dichiarato. “Qualsiasi altra risposta che non fosse sì sembrerebbe una giustificazione da parte mia. Eppure, tutti i grandi ricercatori della storia hanno vinto il Nobel? In diciotto anni nel campionato del mondo, ho ottenuto un palmares che mi pone tra i migliori di questo sport”.
Non è mai riuscito a battere in classifica generale i suoi avversari più duri dell’epoca: Valentino Rossi, Casey Stoner e Jorge Lorenzo, che con lui formavano un quartetto stellare di rivali. Forse il motivo è da ricercare nella sua scelta di rimanere legato per tutta la sua storia alla Honda? Il dubbio è venuto anche a lui.
“Quel titolo in MotoGP è l’unico che mi manca e, ricordando i tempi dei fantastici quattro, mi sono sempre chiesto come sarebbe cambiata la mia carriera se avessi corso almeno una volta con la Yamaha“, aggiunge Pedrosa.
Dani non si chiede come verrà ricordato nel Motomondiale: “Onestamente no. Non posso dire quale segno lascerò in MotoGP perché, anche se non corro più, sono ancora attivo e coinvolto nel Mondiale con la Ktm. Mi accontenterei che le persone si fossero divertite seguendo le mie corse e la mia guida”.
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