Il direttore di gara della Federazione internazionale dell’automobile non ha gradito il modo di festeggiare di Max Verstappen
Un Gran Premio di Stiria perfetto, quello di Max Verstappen. Almeno fino a quando ha tagliato il traguardo. Durante la gara sul circuito di casa della sua Red Bull, il pilota olandese ha dominato incontrastato.
Ma, una volta presa la bandiera a scacchi, ha rallentato sul rettilineo principale e si è messo a compiere dei testacoda controllati facendo stridere le gomme e lasciando segni neri sull’asfalto.
Nulla di illegale: questo stile di festeggiamenti, il cosiddetto “burnout”, è consentito dal regolamento. Ma la manovra, comunque, non è piaciuta a Michael Masi, il direttore di gara. Che ha inviato un chiaro avvertimento alla Red Bull: un atteggiamento di questo genere non sarà più accettato in futuro. “Non è stata una situazione ideale”, ha spiegato Masi. “Per questo ho parlato immediatamente con il team e li ho avvertiti che non la avrei più tollerata”.
Un articolo del regolamento sportivo della Formula 1 recita con chiarezza che cosa è consentito fare ai piloti per festeggiare dopo la conclusione della corsa: “Il vincitore può compiere atti di celebrazione prima di raggiungere il parco chiuso”, si legge nella norma, “purché ciò avvenga in sicurezza e non metta a rischio altri piloti o commissari, non metta in dubbio la legalità della sua vettura e non ritardi la cerimonia del podio”.
C’è un precedente in tal senso nelle categorie inferiori dell’automobilismo: nel 2015, al termine di una gara di Formula Renault 3.5, Roberto Merhi provocò un terribile incidente mentre stava festeggiando in cui rimase coinvolto Nicholas Latifi (entrambi sarebbero diventati negli anni successivi piloti di Formula 1) e venne punito con la squalifica per una gara.
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