L’esito clamoroso del GP dell’Azerbaijan ha dimostrato che è stata la scelta giusta. Ma perché Masi ha fatto riprendere la gara?
Se il gran premio di Baku fosse stato congelato al giro 49, ovvero a quando Max Verstappen è finito incolpevolmente contro le barriere, avremmo visto Sergio Perez vincere davanti al solito Hamilton. Ed invece l’intuizione di Michael Masi di far ripartire la gara per appena due tornate si è rivelata un gran colpo di genio. Di quelli che certamente avrebbe apprezzato e incentivato l’ex patron della F1 Bernie Ecclestone. Non ce ne voglia Lewis, ma assistere ad un podio diverso dal solito, al termine di un evento ricco di sorprese, è stata una bella soddisfazione.
Come sappiamo dopo il crash della Red Bull #33 è stata fatta entrare la Safety Car, ma dopo qualche tornata di neutralizzazione, a fronte dell’ampio numero di detriti presenti sul tracciato, la Federazione ha preferito esporre la bandiera rossa e quindi far completare i pochi chilometri mancanti.
“Considerando che eravamo nei limiti orari previsti non c’erano motivi per non concludere”, ha spiegato a Motorsport.com il direttore di gara.
Qui però si pone un altro interrogativo, come mai nel caso del botto di Stroll, avvenuto sempre in rettilineo e con la medesima dinamica si è scelto di agire diversamente?
“L’incidente di Lance è avvenuto a metà GP sul lato destro della pista e c’era abbastanza tempo per consentirci di poter recuperare l’auto e ripulire il fondo”, ha sostenuto il successore di Charlie Whiting.
Una mera questione di tempistica avrebbe dunque portato i commissari ad adottare un approccio diverso. La sensazione è che in realtà non sia andata esattamente così. E lo si capisce dalle parole stesse del manager australiano, che ha parlato dell’ok al mini evento che ha visto il #44 uscire di scena per un clamoroso errore, come di qualcosa effettuato nell’interesse dello sport. E alla fine è andata proprio in questa maniera. Dopo tutto era facilmente prevedibile che successivamente ad una sosta tanto lunga uno sbaglio potesse scapparci.
Chiara Rainis
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