I due appuntamenti in Qatar non sono stati favorevoli alle Suzuki di Mir e Rins. Tanta frustrazione nei box, ma c’è tempo per rimediare
La pista di Losail è sempre stata molto particolare. Il correre di notte rispetto al giorno degli altri appuntamenti mondiali della MotoGP ha sempre inciso sulla valutazione di questo gran premio. E i giudizi emessi sono sempre stati (e lo sono tutt’ora) mai definitivi ma solo parziali. Di sicuro c’è che la Suzuki, dopo questo doppio appuntamento in Qatar, esce con il morale non alle stelle.
Sul circuito del Qatar la Suzuki paga in termini di velocità di punta, questo era chiaro. Ma la realtà ha detto che anche nelle parti miste la moto giapponese ha sofferto. Yamaha e Ducati hanno sempre mostrato un qualcosa in più, mentre la Suzuki in mano a Joan Mir e Alex Rins è parsa sempre essere al limite. Si è pagato soprattutto in termini di giro secco, mentre in gara è andata meglio, ma i due spagnoli hanno rischiato molto e spremuto prima di tutti le proprie moto. E ne hanno pagato le conseguenze.
C’è da dire che Mir, senza quell’errore all’ultima curva nel primo weekend, avrebbe potuto agguantare un podio che era sembrato meritato. Nel secondo appuntamento invece non è mai stato pienamente capace di lottare per qualcosa d’importante. Per Rins un sesto e un quarto posto che volevano essere qualcosa di più. Per l’iberico c’è grande voglia di riscattare un 2020 che, dopo il ko di Marquez, lo doveva vedere tra i favoriti ma che invece lo ha visto soccombere sotto i colpi di un sorprendente Mir. Un qualcosa che sicuramente lo agita ancora ora.
Così come si agita il campione del mondo. Il non essere mai in lotta per la vittoria ha reso particolarmente nervoso Mir. In questo weekend più di una volta ha mostrato la sua stizza nei confronti del box, reo di averlo penalizzato in alcune scelte. E in gara tutta questa frustrazione è emersa con sorpassi al limite, con un duello sin troppo rusticano con Miller.
Di sicuro arriveranno tappe più adatte alla Suzuki, ma questo nervosismo che serpeggia tra i piloti non fa bene. Chissà se con Davide Brivio sarebbe stato lo stesso…
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