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MotoGP

MotoGP Qatar, Joan Mir: “Non mi aspettavo di essere così veloce”

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Matteo Bellan

Joan Mir di umore positivo al termine del primo giorno di test MotoGP in Qatar. Il campione della Suzuki ha avuto buone sensazioni oggi.

Joan Mir (foto Suzuki)

Terzo tempo per Joan Mir nella prima giornata di test MotoGP in Qatar. Il campione del mondo in carica ha cominciato bene la nuova stagione.

Aver vinto il titolo nel 2020 comporta inevitabili pressioni e aspettative, ma il pilota Suzuki è pronto a dimostrare che la corona iridata conquistata l’anno scorso non è stata casuale. Vuole confermarsi campione e farà di tutto per raggiungere l’obiettivo.

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MotoGP, test Qatar: parla Joan Mir

Mir al termine del primo giorno di test MotoGP in Qatar si è così espresso: «Mi sentivo abbastanza bene oggi. Non mi aspettavo di essere così veloce il primo giorno. Fare 1:54 su questo pneumatico non così morbido non è un brutto modo per iniziare l’anno. Per me è stato molto importante essere competitivo subito, per portare a termine il lavoro in questi giorni. Se non sei competitivo, non stai andando bene e non dai informazioni. Mi sentivo bene, ho potuto guidare veloce e domani continueremo il lavoro».

Al campione del mondo MotoGP 2020 è stato chiesto anche dell’assenza di Davide Brivio, team manager che ha lasciato Suzuki per approdare in Formula 1 con Alpine Renault: «Penso che al momento non ci manchi. La squadra, come mi aspettavo, sa lavorando molto bene e dà molta tranquillità. Quando qualcuno di grande peso esce da un team, va ristrutturato in modo che continui a funzionare e non zoppichi. Finora i giapponesi hanno fatto un buon lavoro per rimettere tutto al suo posto».

Infine Mir ha ammesso che lavorerà sul time-attack, considerando che durante lo scorso campionato le Qualifiche sono state un suo tallone d’Achille: «Ovviamente. Ogni time attack, ogni gomma che mettiamo è un tentativo di migliorare e di capire. Ci stiamo lavorando, cercando di trovare qualcos’altro sul giro secco. Oggi mi sono sentito bene. Ho fatto un tempo decente e non possiamo lamentarci».

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Matteo Bellan

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