Schumacher Jr. e la prova sedile. Ecco cosa ha dovuto fare riuscire ad arrivare alla fabbrica della Haas a Banbury.
Spostarsi in tempi di Coronavirus, si sa, è piuttosto complicato. E nel Regno Unito, malgrado lì la vaccinazione prosegua a passo spedito, lo è ancora di più a causa delle note varianti. Ovviamente chi in Inghilterra deve andarci per lavoro, non può che sottostare alle regole ferree vigenti, come quella della quarantena. Ne sa qualcosa Mick Schumacher che, per provare il sedile della sua Haas, è stato costretto a rimanere confinato prima di poter accedere alla fabbrica di Banbury.
“E’ stato molto difficile riuscire a raggiungere la squadra. Avevamo programmato tutto, poi le regole sono cambiate e ho dovuto rispettare l’isolamento. Sono stato chiuso in una stanza per dieci giorni, per un giorno e mezzo da passare con il team”, ha raccontato a Motorsport.com.
E le complessità non sono finite lì. Lavorare sulla seduta richiede un impegno prolungato, tanto che il figlio di Michael è entrato al quartier generale dell’equipe americana alle 8 del mattino del 3 marzo per uscirne alle 22:30.
Una cosa è certa, nonostante una vettura poco competitiva tra le mani, Schumi Jr. sarà sempre sotto osservazione. Adulato dai nostalgici del papà e osteggiato da chi crede che sia arrivato soltanto per il cognome che porta, il campione F2 per ora si aggrappa alla motivazione giovanile per non cadere nella morsa delle aspettative.
“Ho già lavorato su alcuni aspetti in particolare, poi gara per gara cercherò di risolvere le problematiche se si presenteranno”, ha detto sottolineando la volontà di crescere e imparare il più possibile.
E a proposito della decisione presa dal boss Gunther Steiner di non aggiornare la VF21 per dedicarsi già al 100% al progetto 2022, ha concluso filosofico: “Faremo in modo di spremere al massimo ciò che abbiamo a disposizione”.
Chiara Rainis
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