La Ferrari è come una religione. Leclerc mette sull’avviso il compagno di squadra Sainz e ricorda il successo di Monza nel 2019.
Il popolo di Twitter lo avrebbe definito un sottone e forse lo è veramente. Da quell’8 settembre 2019 Charles Leclerc non si è più ripreso. La sua mente è rimasta alla marea rossa accorsa sotto il podio di Monza ad acclamarlo per aver regalato alla Ferrari un successo sul circuito di casa che mancava dal 2010 con Alonso.
Da allora, come lo stesso monegasco ha rivelato nel corso della presentazione del team 2021, nulla è stato più come prima. La sua consapevolezza è cresciuta e con lei l’amore dei tifosi del Cavallino nei suoi confronti. “In Italia la Scuderia è come una religione”, ha dichiarato parlando con il suo vicino di box Carlos Sainz, quasi a volerlo preparare a ciò che lo attende.
Il #16, ormai promosso a leader maximo della squadra dopo l’uscita di Sebastian Vettel, ha quindi raccontato come si è avvicinato al motorsport.
“Ho iniziato a correre a tre anno e mezzo”, le sue parole. “Assieme a mio padre Hervé eravamo andati a trovare il suo migliore amico, Philippe Bianchi, papà di Jules, che possedeva una pista di kart a Brignoles. E’ lì che ho compiuto i miei primi giri al volante ed è lì che mi sono innamorato delle auto. Capì subito che era ciò che volevo fare nella vita”.
Il momento più importante della carriera è stato ovviamente il giorno dell’accordo con la squadra modenese. “Pensavo di sapere cosa poteva significare, ma non era così. Qui tutto è orientato alla performance, all’attenzione al dettaglio e si respira una passione assente altrove. Correre per la Ferrari comporta tanta pressione, ma non posso certo lamentarmi”, ha quindi considerato.
Infine ironizzando sulla quantità industriale di riunioni fatte durante l’inverno il cosiddetto Predestinato ha cercato di guardare al positivo a proposito del mondiale che scatterà dal Bahrain il prossimo 28 marzo. “Da quanto ho potuto apprendere la macchina ha fatto dei progressi. Se avremo finito di soffrire però, ce lo svelerà la pista!”.
Chiara Rainis
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