Alesi non ha digerito l’uscita dal giro che conta del figlio Giuliano. L’ex Ferrari critico verso la F1 in mano ai paganti.
Un genitore è sempre un genitore. Quindi, se vede che a suo figlio viene impedito di proseguire il percorso che si è costruito è normale che provi disappunto. Se poi la strada in questione è quella dell’automobilismo con spese altissime da parte delle famiglie, lo smacco diventa ancora più grande.
Nella fattispecie stiamo parlando di Jean Alesi che, dopo aver faticosamente “accompagnato” il giovane Giuliano fino alla F2 vendendosi addirittura una Ferrari F40 stradale che aveva in garage, ha dovuto accettare la fine di una storia che avrebbe potuto condurre alla F1 e che invece vedrà il 21enne migrare in Giappone pur di continuare a correre.
Liberato anche dalla Ferrari Driver Academy, unico appiglio rimasto per la scalata verso il sogno, il transalpino non ha potuto fare altro che fare le valigie e partire alla volta dell’Asia, continente di provenienza di mamma Kumiko.
“Quanto sta accadendo in Europa non ha nulla a che vedere con la meritocrazia”, l’aspra critica di Jean a La Gazzetta dello Sport. “Tutto ciò che devi fare è pagare, pagare e pagare. E’ pazzesco. E’ l’unico sport in cui devi sborsare denaro in continuazione”.
Se un tempo la massima serie era piena di gentlemen driver che partecipavano ai GP a gettone, negli ultimi anni la tendenza è stata quella di privilegiare i piloti provenienti dalle filiere, piuttosto che quelli dotati di appoggio governativo, e di papà milionari in grado di farli rimanere sulla giostra ad oltranza.
“Nel Circus di oggi devi essere in grado di comprarti una scuderia, altrimenti non vai avanti. Inoltre molti sedili sono bloccati dai vari manager tipo Vasseur e Wolff. Lo stesso Mick Schumacher se non avesse avuto alle spalle il Cavallino non sarebbe approdato alla Haas”, ha concluso il 56enne, dimentico che anche il suo pargolo fino a questa settimana è stato legato alla FDA.
Chiara Rainis
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