La Ferrari Driver Academy premia i valigiati e non i giovani di talento? Ecco cosa ne pensa l’ex F1 Villeneuve.
La storia dei piloti paganti, un tempo definiti “gentlemen drivers” è vecchia e risaputa. A tratti dimenticata, negli ultimi mesi è tornata a popolare le chiacchiere da paddock. In realtà la questione è tornata di moda nel 2017 con l’ingresso in F1 di Lance Stroll che, grazie ai soldi di papà Lawrence si sta garantendo una dignitosa carriera nella massima serie. Poco dopo è toccato a Nicholas Latifi, il cui babbo è tanto ricco da possedere quote della McLaren; adesso invece è arrivato il turno di Nikita Mazepin, dai comportamenti dubbi portati avanti con nonchalance sapendo di godere dell’impunità proprio per ragioni di denaro.
La vicenda però non si ferma a questi tre nomi. Per il figlio del grande Gilles, la stessa Ferrari starebbe portando avanti una politica che premia i benestanti.
“Eccetto Charles Leclerc, gli altri non hanno mai avuto problemi finanziari”, le parole di Jacques a Sky Italia in riferimento ai vari Ilott, Shwartzman e Giovinazzi . “E’ chiaro che anche senza il supporto del Cavallino, ad un certo punto, sarebbero andati avanti di loro”.
Per il canadese l’unico a salvarsi dei rampanti di Maranello sarebbe Schumacher che, pur dotato di un cognome famoso, ha dovuto affrontare e continuerà a doverlo fare, un lavoro importante: confrontarsi con le attese.
“Mick ha sempre avuto pressione sulle spalle. Avere un genitore conosciuto da un lato aiuto, ma dall’altro fa sì che tutti esigano da te dei risultati. Non è facile neppure rispondere alle domande dei medie. La stampa vorrebbe sentirti ringraziare il papà, ma in certi casi, come il suo, è complicato”, ha concluso quasi con autoreferenzialità essendoci passato personalmente tra i giudizi e gli occhi critici del mondo.
Chiara Rainis
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