E’ stato tra i pochi a vincere la Dakar sia in auto, sia in moto. Ricoverato in terapia intensiva per Covid è deceduto.
Il suo nome resterà per sempre legato a quello del rally raid più famoso e pericoloso al mondo quando ancora partiva da Parigi per arrivare a Dakar. Hubert Auriol non ce l’ha fatta. Ricoverato in ospedale a metà novembre in gravi condizioni per Coronavirus, il francese nato in Etiopia ad Addis Abeba si è spento questa domenica a 68 anni.
Sebbene in terapia intensiva per Covid, le ragioni del decesso sarebbero però legate all’aggravarsi di patologie pregresse e ad un’emorragia.
Soprannominato l'”Africano” vinse per tre volte l’estenuante manifestazione che nel suo periodo d’oro collegava l’Europa al Continente Nero. Nel 1981 e nel 1983 il successo arrivò nella categoria moto in sella ad una BMW, mentre nel 1992, passato alle auto, ebbe la meglio sulla concorrenza al volante di una Mitsubishi.
La versatilità fu il suo marchio di fabbrica, tanto che solamente “Monsieur Dakar” Stéphane Peterhansel e Nani Roma, sono stati in grado di replicare la sua impresa.
Nella storia resterà per sempre anche la mancata vittoria con la Cagiva nel 1987. In testa fino all’ultima tappa, fu costretto al ritiro per la frattura di entrambe le caviglie.
Appeso il casco al chiodo Auriol decise di non staccarsi dall’ambiente che tanto amava. Dal 1995 al 2005 accettò la carica di responsabile della competizione desertica, fu tra gli organizzatori della manifestazione denominata “La légende des héros”, raid che univa la Ville Lumière alla capitale del Senegal, dedicata solamente alle Yamaha XT 500 e del China Grand Rally.
Per i meriti sportivi ottenuti venne insignito della Legion d’Honneur dal Presidente della Repubblica francese nel 1995. Allo stesso modo, nel 2019, la FIA lo inserì nella Hall of Fame del motorsport.
Chiara Rainis
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