Andrea Dovizioso riflette su una carriera vissuta, in qualche modo, nell’ombra del campionissimo suo connazionale Valentino Rossi
Chissà se quella appena conclusa si rivelerà l’ultima stagione nella carriera di Andrea Dovizioso in MotoGP. Oppure se, consumato il divorzio dalla Ducati, il forlivese riuscirà a trovare una nuova sella nel prossimo futuro, magari quella della Honda come sostituto dell’infortunato Marc Marquez.
Per il momento Dovi si dedicherà ad un anno sabbatico e alla sua seconda passione, quella del motocross, dove punta a partecipare al campionato regionale. Oltre a prendersi del tempo per riflettere, e tracciare qualche bilancio sul lungo periodo che ha trascorso nel Motomondiale.
Accumulando successi, qualche rammarico (come quello di aver solo sfiorato il titolo mondiale in MotoGP, ma senza mai riuscire a portarlo a casa) e una convinzione: aver condiviso la griglia di partenza con un eroe ingombrante del calibro di Valentino Rossi lo ha condannato inevitabilmente al ruolo di comprimario.
Dovizioso analizza così la figura del Dottore, con cui ha intrattenuto un buon rapporto pur senza mai legare un’amicizia indissolubile: “Valentino ha rappresentato un vantaggio per tutti, spagnoli, italiani, perché ha dato grande visibilità, è riuscito a suscitare un enorme interesse negli appassionati e questo è stato positivo”, mette in chiaro.
Eppure c’è anche un’altra faccia della medaglia: “Come al solito, c’è anche stato uno svantaggio: ovvero quello di non essere mai percepito come protagonista”, spiega Andrea. “L’unico protagonista, in questi ultimi anni, è stato sempre Valentino, poi c’erano gli altri piloti”. Questo è il dispiacere del pilota di Forlì: “Tutto quello che potevi fare non veniva considerato allo stesso modo: anche se avessi compiuto le stesse imprese di Valentino, saresti stato visto diversamente”.
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