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MotoGP

Suzuki, Sylvain Guintoli dietro il successo di Joan Mir

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Luigi Ciamburro

Davide Brivio sottolinea l’importanza del lavoro svolto dal collaudatore francese Sylvain Guintoli: “I suoi commenti sono molto preziosi”.

Alex Rins, Sylvain Guintoli e Joan Mir (getty images)

Dietro al trionfo iridato di Suzuki non c’è solo il talento di Joan Mir, una Suzuki GSX-RR capace di comprendere al meglio la nuova gomma posteriore Michelin e dotata di un pacchetto generale completo. Non c’è solo il sapiente lavoro del suo team manager Davide Brivio, capace di fare da intermediario tra il gruppo di lavoro giapponese e quello europeo. Oltre all’opera impeccabile di uno staff tecnico che in ogni week-end ha dato il massimo per ergersi sul tetto della Top Class. Ma non va dimenticato anche quanto fatto dal suo collaudatore Sylvain Guintoli, che ha svolto la sua mansione con grande umiltà, dietro le quinte.

Il tester francese ha contribuito non poco all’evoluzione del prototipo di Hamamatsu. Anche se le scelte finali venivano prese da Joan Mir e Alex Rins, il lavoro di Guintoli si è rivelato fondamentale per allestire una moto equilibrata e competitiva. Dal 2017 è al servizio della Suzuki “Il punto è arrivato quando abbiamo deciso di creare il test team in Europa. Ovviamente c’è sempre stato il test team in Giappone, lo chiamiamo “Domestic Team”, che guida solo a Motegi o su altre piste giapponesi “, ha spiegato Davide Brivio come riportato da Speedweek.com. “Così abbiamo deciso di creare il test team europeo con un pilota europeo, forse un pilota più forte – e la scelta è ricaduta su Sylvain. Siamo molto contenti del lavoro che ha svolto e continua a fare”.

Davide Brivio spiega la divisione dei ruoli tra tester e piloti. “Sylvain riesce a sistemare le cose principali quando arrivano per la prima volta dal Giappone. E molto spesso i suoi commenti sono molto simili a quelli dei piloti ufficiali. Fa un ottimo lavoro quando si tratta di scegliere le cose. La decisione finale, l’ultima parola per così dire, spetta quindi ad Alex e Joan. Ma sì, sicuramente dà un buon contributo”.

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Luigi Ciamburro

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