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In F1 torna l’incubo del fuoco: questi i terribili incendi prima di Grosjean

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Alessandro

Le immagini del rogo di Romain Grosjean al Gran Premio del Bahrein hanno rievocato i terribili incendi della storia della Formula 1

L’incendio di Lorenzo Bandini al Gran Premio di Montecarlo 1967 (Foto Victor Blackman/Express/Hulton Archive/Getty Images)

Le immagini dell’inferno da cui è miracolosamente uscito quasi indenne Romain Grosjean, dopo il suo terribile incidente al primo giro del Gran Premio del Bahrein, hanno fatto riaffacciare uno scenario che la storia della Formula 1 conosce purtroppo molto bene: l’incubo del fuoco e delle fiamme. E hanno riportato alla mente degli appassionati tanti precedenti in cui le monoposto sono state avvolte dai roghi, e purtroppo i protagonisti sono stati decisamente meno fortunati rispetto al francese della Haas.

Il primo e più grave precedente è quello di Lorenzo Bandini, la cui Ferrari, a seguito di un lungo, si ribaltò e si incendiò durante il Gran Premio di Montecarlo 1967. A differenza di Grosjean, non riuscì ad uscire con le sue gambe dall’abitacolo, ma anzi vi rimase intrappolato per diversi minuti. Tre giorni più tardi avrebbe perso la vita a causa dei postumi delle ustioni.

I precedenti: gli incendi di Lauda e Berger

Altrettanto noto e pauroso lo schianto di Niki Lauda nel corso del Gran Premio di Germania 1976: anche lui a bordo di una Ferrari, fu protagonista di uno scontro con le barriere del Nurburgring e subito dopo la sua vettura prese fuoco. L’esito fu meno fatale di quello del suo sfortunato collega italiano: merito soprattutto dei piloti, tra i quali il nostro Arturo Merzario, che sopraggiunsero poco dopo sul luogo del fatto, si fermarono, ed estrassero l’austriaco. Che, nonostante le gravi ferite ed ustioni che lo accompagnarono per tutto il resto della sua vita, sopravvisse e anzi riuscì a tornare a correre dopo soli tre Gran Premi.

Incolume uscì anche un altro ferrarista, Gerhard Berger, dal rogo della sua vettura durante il Gran Premio di San Marino 1989: anche in quel caso il violento impatto della macchina provocò l’accensione delle fiamme, che però furono rapidamente spente dai soccorsi, e l’austriaco se la cavò saltando solo la gara successiva.

Grosjean deve ringraziare la sicurezza

Altrettanto inquietante l’immagine delle barriere spezzate in due, che se non fosse stato per l’halo avrebbero potuto trasformarsi in una vera e propria ghigliottina per il povero Romain Grosjean. Un po’ quello che accadde ad un suo connazionale transalpino, François Cevert, durante le qualifiche del Gran Premio degli Stati Uniti 1973 a Watkins Glen: la sua Tyrrell si spezzò e rimase imprigionata sotto i guard rail, provocandone la morte.

Questi precedenti ci ricordano ancora una volta quanti passi in avanti sul fronte della sicurezza sono stati compiuti dalla Formula 1 nel corso degli ultimi decenni. Un impulso decisivo, in questo senso, lo hanno dato le ultime tragedie: quelle di Roland Ratzenberger e Ayrton Senna a Imola 1994 e quella di Jules Bianchi a Suzuka 2014. I loro lutti sono stati tragici, ma non inutili: è anche a loro che Grosjean deve la vita.

Leggi anche —> Grosjean miracolato: è merito della sicurezza del telaio della Dallara

L’incendio di Romain Grosjean al Gran Premio del Bahrein di F1 2020 a Sakhir (Foto Bryn Lennon/Getty Images)

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