La Aprilia “rispetta” la sentenza di condanna di Andrea Iannone, ma continua a dirsi “vicina” al suo portacolori
C’è l’inevitabile rispetto che si deve a qualunque pronunciamento di un giudice, ma ci sono anche parecchi dubbi, nel primo commento ufficiale a caldo dell’Aprilia, a seguito della sentenza del Tribunale arbitrale sportivo che ha condannato Andrea Iannone a quattro anni di squalifica.
A prendere atto del verdetto, ma anche ad affermare la sua vicinanza e la fiducia immutata nei confronti del suo portacolori, ci ha pensato l’amministratore delegato Massimo Rivola: “Le sentenze si rispettano e si accettano anche se molti elementi di questa decisione destano perplessità, anche dal lato prettamente scientifico. Non siamo pentiti di essere rimasti vicini ad Andrea e, anzi, gli siamo vicini anche in questo momento”.
Nel comunicato stampa diramato dalla Casa di Noale, la decisione del collegio di Losanna viene definita “dura”, che va “oltre quello che le carte, le evidenze scientifiche e persino la precedente sentenza emessa dalla Federazione internazionale (che aveva condannato Iannone solo a diciotto mesi di sospensione, ndr) lasciavano presagire”.
Alla Aprilia ora resta da trovare un nuovo pilota di primo piano per portare avanti il proprio progetto, al termine di una stagione in cui il Maniaco è stato sostituito dai due collaudatori, prima Bradley Smith e ora Lorenzo Savadori. “Questa vicenda, con i suoi tempi così lunghi, ha danneggiato pesantemente Aprilia Racing e le nostre strategie per questa e le prossime stagioni”, prosegue Rivola, “ora però dobbiamo guardare avanti e abbiamo il dovere di trovare velocemente una soluzione di alto livello, che sposi il progetto iniziato con Andrea e che ci permetta di continuare la nostra crescita, che c’è ed è evidente”.
Tra i nomi circolati come possibili sostituti di Iannone ci sono quelli di Andrea Dovizioso, che però sembra poco attratto da una scuderia di fondo classifica, di Cal Crutchlow e, nelle ultime ore, si è fatta strada anche la clamorosa candidatura di Jorge Lorenzo.
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