In F1 sembrano non credere al proposito ambientalistico che avrebbe spinto Honda a ritirarsi. Anche Liberty propone un’altra versione.
Continua a tenere banco la questione Honda. Il ritiro dalla F1 annunciato ad inizio ottobre per la presunta esigenza di convertirsi alla tecnologia verde ha lasciato il paddock perplesso, se non proprio di stucco. Da un lato la Casa di Sakura si trovava e si trova tutt’ora in un momento di crescita assieme alla Red Bull, di conseguenza le premesse per il 2022 erano sicuramente positive, dall’altro lato ha stupito che all’indomani del proclamato addio sia arrivato il rinnovo, addirittura decennale, del contratto con la IndyCar, serie americana che dall’anno prossimo adotterà la motorizzazione ibrida, in uso nel Circus dal 2014. Un vero colpo gobbo all’orgoglio della massima serie che si è vista sorpassare da una categoria da sempre ritenuta inferiore.
A questo proposito si è espresso anche il CEO Chase Carey, dall’1 gennaio prossimo, sostituito ai vertici da Stefano Domenicali, il quale si è detto convinto che dietro all’improvviso dietrofront dell’azienda nipponica, sulla carta tornata nel Grande Circo per restarci a lungo, ci sarebbe ben altro rispetto all’esigenza di diventare “carbon free” entro il 2050. “Credo che la decisione sia stata presa per motivi economici”, ha dichiarato il Baffo statunitense a Marca. “Sta probabilmente lottando con queste problematiche e sentendosi pressata a preso questa decisione”. Giusto per tenere alta l’asticella della sicurezza, il dirigente a stelle e strisce, ha minimizzato la scelta dei giapponesi sottolineando come ci sia la fila per entrare in F1 nonostante la fase che sta attraversando il mondo non sia delle più tranquille. “I produttori di propulsori ci stanno mostrando grande appoggio e interesse. Anche quelli che non sono ancora presenti”, ha affermato convinto che la rivoluzione tecnica al via dal 2022 aumenterà il numero di attori coinvolti. Molto però dipenderà da come si risolverà la pandemia da Coronavirus, che di fatto ha bloccato il mondo.
Chiara Rainis
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