Gli insulti pronunciati ad indirizzo di Stroll hanno messo nei guai Verstappen, bacchettato non solo dalla Red Bull, ma pure da un politico della Mongolia.
Tutto è scoppiato nel corso della seconda sessione di prove libere del Portogallo quando, per un’incomprensione, Verstappen e Lance Stroll erano arrivati al contatto. Allora, in preda ai fumi della rabbia per l’inutile collisione, l’olandese della Red Bull aveva dato al collega della Racing Point del “ritardato” e del “mongolo”, riportando su di sé i riflettori e le critiche per un temperamento oltre i limiti. Ma se alle condanne dei social si possono fare orecchie da mercante, non lo stesso è fattibile davanti alle punzecchiature della politica. Ebbene sì, dopo il parlamentare finlandese intervenuto per condannare il “falso moralismo” di Bottas per le sue battaglie contro le diseguaglianze tra bianchi e neri e nella distribuzione del salario tra uomini e donne, per il caso del #33 si è scomodato addirittura il ministro della cultura della Mongolia Unro Janchiv il quale, in un tweet diretto alla scuderia energetica ha ironizzato: “Ma era presente tutto il team all’iniziativa We Race As One? Perché è chiaro che Max se l’è persa”. Spesso al centro del fuoco per i suoi atteggiamenti da peperino, questa volta il 23enne è scivolato su un incidente diplomatico che ha costretto il boss Christian Horner ad una mediazione per archiviare in fretta la questione. “Le emozioni sono alte in quei frangenti e certe espressioni fanno parte del carattere del pilota. Non va dimenticato che durante una sessione succedono moltissime cose”, la giustificazione del manager inglese che ha imputato lo sproloquio all’alta tensione data da un crash inaspettato. Meno permissivo si è invece mostrato il talent scout Helmut Marko che ha definito i commenti del suo pupillo “inaccettabili”, “qualcosa che non dovrà più capitare”. In fin dei conti a Milton Keynes hanno già abbastanza grattacapi a cui pensare…
Chiara Rainis
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