Il team principal della Honda, Alberto Puig, con il senno di poi rimpiange di aver permesso il tentativo di ritorno affrettato in pista di Marc Marquez
La fretta è cattiva consigliera, sosteneva un vecchio proverbio. Certamente lo è stata per Marc Marquez, che forse, se non avesse tentato quel maledetto ritorno lampo dal suo infortunio, oggi sarebbe ancora in corsa per il suo nono titolo mondiale.
Riavvolgiamo il nastro della stagione: alla gara inaugurale, in casa, a Jerez de la Frontera, l’iridato in carica cade violentemente e si frattura l’omero, venendo sottoposto ad un intervento chirurgico. Pochi giorni dopo la MotoGP torna in pista, sempre sullo stesso circuito andaluso, e il Cabroncito, spinto dalla voglia di recuperare i punti persi in classifica, prova un clamoroso rientro.
Un’impresa titanica, che gli attira addosso le attenzioni di tutta la stampa mondiale, ma che si trasforma in un clamoroso boomerang. Già, perché Marquez non è in condizioni fisiche per correre, anzi aggrava la sua situazione, rompe la placca che gli era stata impiantata nel braccio e deve finire nuovamente sotto i ferri, per un’operazione stavolta più complicata.
Risultato: invece di saltare probabilmente una sola gara, oggi a tre mesi di distanza è ancora fermo, e dovrebbe fare la sua ricomparsa solo a novembre, al Gran Premio di Valencia. Con il senno di poi, la decisione di forzare quel recupero si è rivelata clamorosamente controproducente, tanto che anche la Honda, oggi, se ne pente.
“Se avessimo saputo che la placca poteva rompersi, non avremmo consentito che Marc provasse a correre a Jerez”, ha ammesso il team principal Alberto Puig. “Immagino che neanche i medici lo sapessero, anche perché Marc ha soltanto seguito i consigli del suo chirurgo. Conosciamo tutti la sua forza di volontà e il suo coraggio. Ma, se non ci siamo opposti ad un ritorno così affrettato, è stato perché avevamo garanzie sotto l’aspetto medico”. Anche i luminari della medicina possono sbagliare, però, come si è visto…
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