La scomparsa dell’ex Presidente Marchionne ha contribuito ad aumentare il caos in Ferrari e la nuova dirigenza non sembra essere all’altezza.
Li potremmo definire il “gatto e la volpe coi soldi”. John Elkann e Louis Camilleri, eredi designati a prendere le redini del marchio Ferrari dopo la morte improvvisa di Sergio Marchionne, pur viaggiando sempre in coppia, assieme, di F1 capiscono ancora meno di quanto ne sapeva uno già estraneo al’argomento come il manager italo-canadese.
Uomini d’affare, o businessmen, come va di moda dire adesso, si sono trovati in mano un impero, ma pure una squadra corse che non può e non deve essere gestita come un’azienda qualsiasi. I continui rimescolamenti interni al team avvallati da loro stessi, non hanno evidentemente pagato, anzi hanno creato un danno nonché ulteriore confusione, con un via vai di personale dall’Alfa Romeo e ritorno, e lo spostamento da un ruolo all’altro dei dipendenti.
E se il rampollo della famiglia Agnelli ha predicato nei giorni scorsi che il Cavallino non vincerà più almeno fino al 2022 e che Leclerc e Sainz dal prossimo anno dovranno stabilirsi a Maranello per dare una mano alla squadra con maggiore frequenza (ndr. non si comprende bene in che senso, visto che l’unica cosa che possono fare è salire sul simulatore compito che spetta notoriamente e in prevalenza ai tester), dopo il round di Silverstone, il dirigente maltese si è limitato a riconoscere i tempi bui e l’esigenza di pazienza per recuperare.
“La stagione 2020 sarà difficile”, ha detto a La Gazzetta dello Sport. “I concorrenti sono molti forti, ma la nostra equipe sta lavorando giorno e notte e io nutro profonda fiducia. Ci vorrà un po’, tuttavia la nostra ambizione resta intatta”. Un commento abbastanza vacuo, nonostante vada premiata la buona volontà di entrambi, che denota l’assoluta incapacità di trovare il bandolo della matassa.
Magari la situazione non sarebbe tanto diversa, ma crediamo che con qualcuno in alto di più ferrato in tema di competizioni qualcosa di meglio si sarebbe potuto ottenere.
Chiara Rainis
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