Ben tre guasti nei primi due Gran Premi: la Yamaha ha studiato a fondo i problemi dei suoi motori, che sarebbero causati da una specifica componente
In Yamaha si continua a non dormire sonni tranquilli. Pur avendo ben due piloti nelle prime due posizioni della classifica mondiale, infatti, la Casa dei Diapason è preoccupata dei troppi guasti in cui sono incorsi i propri motori nei due appuntamenti inaugurali della stagione di MotoGP.
Vinales ha rotto nelle prove libere, Rossi nella prima gara, Morbidelli nella seconda. Questi tre propulsori sono da buttare, così come i due inviati in Giappone per ispezioni tra il primo e il secondo weekend di gara. Di conseguenza Vinales ha già dovuto utilizzare tutti e cinque i motori concessi dal regolamento per l’intera stagione, gli altri tre suoi compagni di marca ben quattro.
Ma quel che è peggio è che i tecnici di Iwata non sembrano ancora aver sciolto i dubbi sulla causa di questi problemi. Alcuni hanno ipotizzato che si fosse trattato di un surriscaldamento dovuto all’eccessiva permanenza in scia, altri di un aumento eccessivo dei giri deciso per contrastare Honda, Ducati e Ktm.
Ma il team principal Lin Jarvis smentisce: “I nostri guasti non hanno nulla a che fare con il surriscaldamento né con la velocità, questo è certo”, ha dichiarato ai microfoni della rivista specializzata austriaca Speedweek. “Non posso ancora dire che abbiamo compreso con certezza la causa del problema, ma personalmente sono convinto che sia così. Ora stiamo lavorando sulla soluzione e siamo fiduciosi di poterlo risolvere, di poter evitare ulteriori guasti in futuro”.
La ragione sembra piuttosto da individuare in una parte difettosa all’interno del propulsore: “Un motore del genere è fatto di tante, tante componenti, alcune prodotte in casa dalla Yamaha, alcune da altri fornitori. Non posso dire nulla di più al riguardo”, sottolinea Jarvis.
Di certo lo squadrone in blu punta a chiarire la situazione entro i prossimi Gran Premi in calendario a Brno, in Repubblica Ceca, e a Zeltweg, in Austria, per evitare di dover depotenziare precauzionalmente le sue moto. “Quelli sono due circuiti di motore, non otterremmo dei grandi risultati se girassimo depotenziati”, chiosa Jarvis. “E per di più non risolveremmo questo problema semplicemente riducendo la velocità: non è quello il problema”.
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