Vettel non ha ancora digerito la brutalità del licenziamento subito e anche in Ungheria non ha nascosto il proprio risentimento verso la Ferrari.
Tutto ciò che il Cavallino tocca alla fine lo distrugge. Spesso tecnicamente zoppicante rispetto alla diretta concorrenza, per qualche motivo ogni volta che ha ingaggiato dei campionati per tentare il colpaccio li ha bruciati, maltrattati e consumati.
Solo per fare esempi vicini al presente Raikkonen, ultimo a vincere il mondiale con la Ferrari nel 2007, è stato messo alla porta a fine 2009 (ndr.. salvo poi essere ripreso nel 2014) e riempito di denari pur di lasciare il campo libero ad Alonso. Fernando stesso, accolto in pompa magna come nessun altro, se n’è andato dopo una separazione amara, e ora Vettel, sacrificato a beneficio di Leclerc, con un atteggiamento a dir poco inqualificabile.
E’ vero Sebastian non è mai stato un grande personaggio o comunque non uno da scuderia di Maranello. Pedante da buon tedesco, noioso, non fosse per qualche freddura degna di nota, anonimo, fin troppo comune. Ciò nonostante, di certo, non meritava di venir cacciato nella maniera in cui è stato: con una telefonata, prima del via del campionato, quando tutti erano ancora storditi per l’emergenza sanitaria.
E siccome si raccoglie quel che si semina, in zona Modena non saranno stupiti dal vedere, o meglio sentire, il quattro volte iridato, non tacere davanti alla stampa e manifestare apertamente di essere in trattativa con la Racing Point, squadra più in forma del momento dopo la Mercedes.
“Se resto in F1 è per vincere”, ha affermato il 33enne a Sky Deutschland. “Visto che la macchina più forte del lotto non sembra essere un’opzione percorribile, devo trovare qualcosa di simile”.
“Speravo in un finale diverso, ma sono un professionista e devo accettare la decisione del team”, ha poi aggiunto a proposito della separazione, non voluta, dall’equipe italiana. “Mi sarebbe piaciuto conquistare il mondiale con loro, ma non è stato possibile. In ogni caso ci siamo divertiti assieme”, ha quindi concluso con un mix di recriminazione e dispiacere che potrebbero trasformarsi in assolta determinazione a proseguire l’avventura nel Circus.
Chiara Rainis
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