Il pesante distacco rifilato a Ferrari e Red Bull nelle qualifiche di Ungheria e il terzo posto di Stroll fanno ridere la Mercedes.
Probabilmente neppure un pellegrinaggio a Lourdes potrebbe aiutare in questo momento le avversarie della Casa della Stella, perché, signore e signori, questo sabato pomeriggio a Budapest, nel toboga dell’Hungaroring, si è assistito ad un evento senza possibilità di appello. Al di là del numero mostruoso di pole position, 90, a firma di Lewis Hamilton, la Mercedes ha una volta di più confermato di aver creato un missile. 1″3 il gap rifilato alle due Ferrari; 1″4 all’unica Red Bull approdata nel Q3, ovvero quella di Max Verstappen. Una vera e propria sentenza di superiorità a cui si è aggiunto il colpaccio ben assestato della Racing Point, con Lance Stroll riuscito a conquistare la terza posizione davanti al compagno di squadra Sergio Perez, disturbato dalle voci di mercato che lo vogliono appiedato per il 2021 a favore di Sebastian Vettel.
Ma perché questa volta la prima fila completa strappata dalla Mercedes è così importante e significativa? Innanzitutto per il margine su tutti gli altri che, in ottica prosieguo di stagione e futuro, è quasi un certificato di garanzia che fino al 2022 non ce ne sarà per nessuno; in secondo luogo perché la Pantera Rosa a ruote scoperte, essendone la gemella nella configurazione 2019 le consentirà forse già domenica e chissà in quante altre occasioni da qui alla fine del campionato di monopolizzare la top 3. A meno, ovviamente, che la FIA non dichiari la RP20 illegale in quanto perfetta copia della vecchia W10.
Il marchio tedesco, dunque, per adesso ha davvero di che gongolare. Se dovesse cominciare a salire regolarmente sul podio con tre vetture, come certamente spera di poter fare per “uccidere” la concorrenza, sarebbe veramente un bel colpo anche dal punto di vista del marketing e della visibilità globale del brand che uscirebbe ancor più rafforzato.
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Chiara Rainis
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