Dopo il caso DAS e Mercedes Rosa, la F1 si prepara a vivere un’altra querelle polemica. Uno dei top team avrebbe infranto il regolamento.
L’anomalo campionato 2020 potrebbe arricchirsi di un nuovo caso succulento per chi desidera avvantaggiarsi affidandosi alle carte bollate. A scatenare l’ennesimo presunto affaire sarebbe stata la netta crescita della Red Bull rispetto a quanto dimostrato durante i test invernali, già di per sé confortanti. In realtà il motivo di tale progressione è noto e risiede nella power unit, migliorata durante la lunga pausa dai tecnici di Sakura. Ed è proprio qui che si troverebbe il punto oscuro della vicenda.
Come mai nonostante i divieti e l’obbligo di chiusura la Honda ha potuto lavorare sul motore senza essere sanzionata dalla FIA? La risposta sarebbe abbastanza semplice. Per pura fortuna la Casa nipponica sarebbe riuscita ad ottenere una deroga da parte della Federazione per i mesi di marzo e aprile, appena prima che scattasse la regola del congelamento dei propulsori.
Una chance non da poco che ha consentito alla scuderia energetica, così come alla sorellina Alpha Tauri di trarre un indubbio beneficio e di presentarsi all’avvio di campionato in Austria più competitiva rispetto alla diretta concorrenza, Mercedes esclusa.
Emerso il sopracitato accordo con i federali che di fatto sta garantendo quattro settimane di vantaggio agli austriaci, le equipe rivali potrebbero decidere di appellarsi al tribunale sportivo dando l’abbrivio ad altri attriti, non certo l’ideale al momento.
Ma perché si è generato questo nuovo pasticcio? Tutto ha avuto origine da una richiesta speciale posta dal motorista asiatico allo scoppiare dell’emergenza sanitaria, in quanto in Giappone è prassi non operare nelle aziende ad agosto. Riconoscendo la problematica e ignara dei provvedimenti di blocco allo sviluppo che poi avrebbe dovuto disporre, la FIA aveva accettato, regalando inconsapevolmente un’opportunità che i concorrenti delle vetture spinte da unità diverse non avranno.
Chiara Rainis
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