Al primo GP stagionale tutti i top team (tranne la Ferrari) hanno portato molti sviluppi tecnici. Ma le fabbriche non dovevano restare chiuse?
Il primo ad accorgersi che c’era qualcosa che non andava è stato il team principal Mattia Binotto. Che non aveva puntato esplicitamente il dito d’accusa contro i suoi avversari, ma ventilato qualche sospetto sì, eccome.
Come era possibile, si chiedeva, che alcune monoposto si presentassero al via del primo Gran Premio stagionale così evolute, dal punto di vista tecnico, se le fabbriche di tutte le scuderie sono rimaste obbligatoriamente chiuse, per regolamento, durante buona parte della quarantena?
Bastava guardare le vetture ad occhio nudo per rendersi conto dell’anomalia. La Ferrari era rimasta pressoché invariata rispetto a quella che aveva disputato (non troppo brillantemente, come si è notato dai risultati) i test pre-campionato a Barcellona. Di contro, Mercedes, Red Bull, ma anche McLaren e Renault montavano una raffica di aggiornamenti.
I conti non tornavano, perché il via libera alla riapertura delle officine è giunta dalla Federazione internazionale dell’automobile solo cinque settimane prima del GP d’Austria. Troppo poco tempo per poter progettare e costruire quelle nuove parti. Era evidente che il lavoro fosse iniziato già prima, ovvero durante quei sessanta giorni di stop forzato.
Il sospetto, pubblicato oggi sulle colonne della Gazzetta dello Sport, è che la realizzazione di quei pezzi sia stata semplicemente appaltata ad altre aziende esterne, che già collaboravano con le scuderie. Le indiscrezioni della Rosea parlano di una ditta specializzata in compositi a Derby, tra i cui clienti figura la Mercedes, che ha preparato supporti per l’ala, profili, fondi; un’altra, ad Aylesbury, che si occupa di superleghe, fornitrice di Honda e Renault, che ha prodotto dei nuovi terminali; una terza, a Monaco di Baviera, che ha addirittura sfornato un nuovo Mgu-K per la Casa giapponese. Il tutto, naturalmente, con tempi di preavviso e di consegna da record.
Ordini conto terzi, s’intende, ma richieste indubbiamente strane, quelle ricevute proprio nei mesi più caldi della pandemia. Si tratta solo di semplici coincidenze? Oppure alcuni avversari della Rossa di Maranello hanno trovato un modo furbetto per aggirare il blocco allo sviluppo?
Un modo che rischia di trasformarsi in una vera e propria violazione dei regolamenti, visto che nella regola imposta dalla Federazione era espressamente vietata l’esternalizzazione del processo produttivo. Forse i vertici della Formula 1 dovrebbero iniziare a dare un’occhiata più da vicino a tutta questa storia.
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