Avrebbe potuto essere più elegante ed invece con sottile ironia il boss Ferrari Binotto ha imputato alla sfortuna la mancata conferma di Vettel.
Se nel 2021 non vedremo più Sebastian Vettel al volante della Rossa sarà principalmente per due ragioni: la malasorte e il Covid-19. Questo almeno secondo il racconto del responsabile della Ferrari Mattia Binotto, accusato davanti alla stampa dal tedesco di non averlo consultato e considerato, ma soltanto accompagnato gentilmente alla porta per lasciar spazio al giovane e più manipolabile Carlos Sainz.
“Il Coronavirus ha cambiato il mondo interno”, ha tentato di spiegare il perché del licenziamento del quattro volte iridato a Motorsport.com. “Per quanto riguarda nello specifico il nostro sport, il budget cap è stato reso più severo e il nuovo regolamento posticipato al 2022. Dal canto suo Seb non ha più avuto occasione di dimostrare di essere motivato a restare con noi, quindi è stato semplicemente sfortunato”.
Con freddezza e una certa dose di coraggio l’ingegnere promosso a dirigente ha quindi appoggiato la pesante affermazione di giovedì di Seb. In pratica il driver di Heppenheim non sarebbe stato neppure avvisato della possibilità di essere sacrificato. A cose fatte ha ricevuto la notizia, senza poter replicare.
Alla luce di tale colpo basso, avvenuto in piena pandemia quando le fabbriche del Circus erano ancora chiuse, non ci sarà dunque da stupirsi se la stagione del Cavallino sarà da guerra civile.
Ma il carico da 90 deve ancora arrivare. Alla domanda sulla reazione del 33enne alla comunicazione, l’italo-svizzero ha giocato a recitare la parte dello svanito. “Ricordo che era sorpreso e lo capisco. Ancora oggi non è del tutto soddisfatto”, le sue parole. Come dire che uno che viene lasciato a casa all’improvviso dovrebbe stappare lo champagne.
Quindi, dopo aver definito positivi gli anni di collaborazione ha concluso sostenendo di rispettare le perplessità di colui che sulla carta avrebbe dovuto replicare i risultati di Schumacher a Maranello.
Chiara Rainis
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