La Ducati ritiene che il congelamento degli sviluppi tecnici delle moto, deciso per la crisi coronavirus, la colpirà maggiormente perché più innovativa
“E se fossimo i più colpiti? Sì, lo siamo. Per noi è più difficile che per gli altri”. La denuncia arriva dai piani più alti della Ducati, in particolare da Davide Barana, direttore tecnico della Rossa di Borgo Panigale, nonché braccio destro del direttore generale Gigi Dall’Igna.
L’ingegnere si dice convinto che proprio la Casa bolognese risulterà maggiormente penalizzata, rispetto alle sue avversarie della MotoGP, dalla crisi del coronavirus. Il motivo è semplice: “Ducati ha dimostrato di essere la più innovativa”, sostiene Barana nel corso di un incontro con il partner Lenovo.
E la storia delle ultime stagioni sembra dargli ragione: dalle alette al famigerato cucchiaio, dalla salad box al nuovo sistema holeshot, la scuderia italiana si è fatta notare per le sue soluzioni tecniche inedite che poi, spesso, hanno fatto scuola tra i rivali. Quando invece non sono state vietate dalla Federazione motociclistica internazionale.
Il problema è che il congelamento del motore e dell’aerodinamica previsto dalla Fim per ridurre i costi a seguito della pandemia impedirà di introdurre nuovi aggiornamenti sulla Desmosedici, almeno a breve termine. “Se sei più creativo degli altri, è più facile innovare quando ti lasciano una maggiore libertà”, aggiunge il dt. “Quando ci sono delle restrizioni, i vantaggi che ottieni si notano di più. Ma l’aspetto più frustrante è quando ti proibiscono di innovare”.
Insomma, la Ducati è convinta che il blocco degli sviluppi impatterà maggiormente sulle sue prestazioni che su quelle di Honda, Yamaha e Suzuki. “Siamo i più innovativi, lo sanno tutti”, gli fa eco Gabriele Conti, responsabile dell’elettronica. “Con la riduzione dei costi sarà più difficile. Sappiamo che dovremo provare tutto in anticipo, perché in pista ci sarà solo una possibilità. Quando si hanno più dati a disposizione si può andare maggiormente sul sicuro”.
Eppure, nonostante tutto, un certo margine di manovra per i tecnici ci sarà comunque: “Ci sono comunque degli elementi della moto che non sono omologati”, spiega il responsabile aerodinamico Edoardo Lenoci. “Ad esempio, la zona della ruota anteriore o la coda. A queste parti dedicheremo la maggior parte del nostro tempo”.
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