L’avvio del mondiale 2020 si complica. Alcune decisioni governative potrebbero imporre un ulteriore stop dopo il GP dell’Austria.
Il campionato di F1 sta diventando una sorta di via crucis. Ad ogni stazione c’è un intoppo. Mentre la prossima settimana, se tutto va bene, dovrebbe arrivare la conferma per quanto riguarda il round inaugurale previsto per il 5 luglio sul tracciato di Spielberg, nelle ultime ore l’esecutivo britannico guidato dal Premier Boris Johnson ha di fatto scritto la parola fine alle chance di assistere ad una doppia gara a Silverstone, annullando l’esenzione alla quarantena per le scuderie e il personale legato al Circus.
Che ci fossero brutte notizie nell’aria sul fronte UK era noto. Già la scorsa settimana diversi commissari di pista del circuito delle Midlands avevano spinto per la cancellazione dell’evento impauriti dalla mancanza di distanziamento sociale in caso di incidente, ma soprattutto poco inclini ad essere causa di potenziali sovraccarichi alle strutture sanitarie della nazione.
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Sebbene la fiammella della speranza non si sia del tutto spenta, Liberty Media e soci si sono già messi alla ricerca di un’alternativa. La più papabile, ad oggi, pare essere Hockenheim.
Se da un lato abbiamo la Germania a rappresentare un’ancora di salvezza per quanto concerne l’Europa, dei problemi potrebbero verificarsi negli appuntamenti successivi. In particolare parliamo del Texas. L’America è stata duramente colpita dal Covid-19 e le dichiarazioni del dottor Mark Escott del dipartimento Austin Public Health non fanno ben sperare. “I grandi eventi sono la prima cosa che abbiamo vietato e saranno l’ultima cosa a cui daremo il permesso perché il rischio di esporre molte persone al virus è alto”, la sua voce riportata da Motorsport.com. “Stiamo lavorando a un piano per capire cosa possa essere ragionevole fare nei prossimi mesi, ma guardando al futuro non abbiamo alcuna indicazione”.
Ma c’è di più, adesso anche le trasferte asiatiche non sarebbero più sicure a causa del crescente numero di contagi. Dunque, al momento, tutto è instabile, di conseguenza con ogni probabilità il calendario provvisorio subirà un nuovo scossone da qui ai giorni a venire.
Chiara Rainis
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