Secondo Timo Glock Carlos Sainz sarebbe stato promosso in Ferrari non per merito o capacità di guida, ma per un’importante conoscenza.
In effetti tra tutti i piloti che la Rossa poteva assoldare lo spagnolo era il meno scontato. Se più di qualcuno nel paddock è rimasto esterrefatto per la fine secca e repentina della collaborazione tra Vettel e la Scuderia, molto più sorprendente è stata la scelta di puntare su un driver tra il discreto e il buono, ma nulla di speciale. Questo ovviamente se non la si vuole leggere come una mossa spiccatamente pro-Leclerc, ormai numero uno della squadra.
Come normale che fosse, l’annuncio del divorzio e della conseguente promozione a partire dal 2021 arrivato ancora in fase di lockdown mondiale e con un campionato intero da disputare, ha dato adito a voci, pettegolezzi, e ricerca di motivazioni.
Una ad esempio, l’ha fornita l’ex Toyota, oggi impegnato a fare il commentatore tv per i tedeschi. Per il 38enne l’unica ragione dietro all’ingaggio di Sainz in Ferrari sarebbe stata la sua connessione con la famiglia Todt. In soldoni, il madrileno non sarebbe nient’altro che l’ennesimo personaggio sfruttato dalla politica e dai giochi di potere nelle stanze segrete della FIA. Non va dimenticato infatti che Charles è gestito dal figlio del presidente della Federazione, di conseguenza è facile immaginare che questi abbia fatto una telefonatina a Mattia Binotto e soci per far promuovere un pilota incapace di oscurare il monegasco, ottenendo così un colpo al cerchio e uno alla botte per far contenti tutti.
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“Nicolas è molto influente”, ha dichiarato Glock al podcast Starting Grid di motorsport-total.com. “Quindi per consentire a Charles di mantenere lo status di prima guida avrà spinto per l’arrivo di qualcuno di giovane, veloce, ma comunque controllabile”, ha chiosato schierandosi dalla parte di coloro che sono convinti che l’iberico abbia firmato per essere il vice del #16.
Chiara Rainis
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