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MotoGP, questione stipendi: in Giappone tutto invariato e in Ducati si tratta

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Alessandro

In MotoGP è tempo di fare i conti con la crisi. Mentre in Giappone per ora gli stipendi non si toccano, per le case europee il discorso è diverso.

Alex Marquez (Getty Images)

La situazione stipendi preoccupa le case della MotoGP, in particolare le europee. Si perché i colossi giapponesi, forti di aziende stratificate in tutto il globo risentono di meno la crisi e quindi, almeno per il momento, hanno deciso di non operare tagli agli stipendi di piloti e collaboratori.

Diverso è invece il discorso per le case europee. Come riportato da La Gazzetta dello Sport ad esempio in Aprilia si è deciso di ricorrere allo smaltimento delle ferie, congedi parentali e cassa integrazione a rotazione per non pesare sulle casse societarie. Per quanto concerne invece ingegneri, tecnici e meccanici che rinnovano annualmente si è trattato su una riduzione di stipendio che potrebbe toccare il 25% del compenso.

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Un taglio per ripartire

Non è ancora arrivato alcun accordo, invece, in Ducati dove si tratta per ridurre gli stipendi sia dei piloti che degli ingegneri, tecnici e meccanici in forza alla casa di Borgo Panigale. Diverso il discorso per la Pramac, dove per il momento si è deciso di rispettare i contratti precedentemente firmati senza rinegoziarli a meno che non ci sia un peggioramento della situazione.

Infine in KTM hanno deciso di operare un taglio degli stipendi generalizzato che ha interessato tutti in maniera trasversale: dai piloti ai manager passando per ingegneri, meccanici e fornitori. La riduzione degli ingaggi operata oscilla tra il 20 e il 30%. Insomma la MotoGP si appresta a ripartire con qualche euro in meno, con la speranza che quando tutto ritornerà alla normalità accada la stessa cosa anche agli stipendi, non tanto per i rider che guadagnano milioni di euro, ma per i tanti meccanici che non hanno di certo stipendi esagerati.

Antonio Russo

Fabio Quartararo (Getty Images)
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Alessandro
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