Era finalmente riuscito ad avverare il suo sogno, ma per Roland Ratzenberger il dolce sapore della F1 è durato lo spazio di pochi chilometri.
30.4.1994. Una data per certi versi oscurata da quello che succederà il giorno dopo. Nessuno infatti poteva immaginarsi che dopo il trauma vissuto durante le qualifiche in quel di San Marino, la comunità del Circus sarebbe stata travolta da un evento capace, come solo le grandi occasioni e gli incontri speciali sanno fare, di creare una sorta di spartiacque. Perché sì. La morte di Senna, è stata questo. Ma torniamo indietro.
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E’ sabato e tutti i piloti di F1 si stanno preparando ad affrontare la difficile sessione che stabilisce la griglia di partenza. Tra questi c’è anche un 33enne austriaco. Alle sue spalle un amore folle per le corse che lo aveva portato a studiare meccanica all’istituto professionale di Salisburgo e ad operare direttamente sulle vetture nella scuola di guida veloce di Walter Lechner. Quindi i primi passi nelle competizioni, in particolare in F3 e poi nel DTM, grazie all’appoggio di Helmut Marko il quale gli fornì una Mercedes 190E 2.3-16 per gareggiare al Nurburgring. In seguito il passaggio alla F.3000 Japan dove aveva saputo mettersi in luce soprattutto nelle gare di durata al Fuji e a Suzuka. In Europa nel 1986 arrivò il successo nel Formula Ford Festival a Brands Hatch, mentre nel 1993 riuscì a salire sul podio nel alla 24 Ore di Daytona e alla 24 Ore di Le Mans con la Toyota Sard Classe C2. Prestazioni, queste ultime, che convinsero lo sponsor monegasco Russell Athletic a fornirgli l’appoggio economico per 5 GP nell’agognato Circus.
Al volante della Simtek S941, in Brasile, mancò la qualificazione, mentre nel round del Pacifico tagliò il traguardo in un’ottima undicesima pizza. A Imola, chance successiva, sarebbe dovuta arrivare la conferma, o meglio quel passo avanti sperato ed invece, appena entrato in azione sabato pomeriggio ad attenderlo c’è stato qualcun altro.
Chiara Rainis
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