Charles Leclerc spiega che la sua fulminante crescita come pilota è stata permessa da un atteggiamento autocritico e attento ai margini di miglioramento
Ha bruciato le tappe. Ha trionfato a ripetizione nelle categorie inferiori, ha esordito in tenera età in Formula 1 e ha subito convinto, tanto da meritarsi l’ambita promozione in Ferrari. Dove del resto è andato altrettanto forte, diventando il più giovane vincitore della storia al volante di una Rossa, e guadagnandosi il rinnovo di contratto monstre fino al 2024.
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Ma come ha fatto Charles Leclerc ad ottenere questi risultati straordinari in così pochi anni, tanto da appiccicarsi addosso l’etichetta di Predestinato? Lo ha spiegato lui stesso nell’ultima intervista concessa in videoconferenza dalla sua casa di Montecarlo ai microfoni di Sky Sport Inghilterra.
Il segreto è la sua motivazione all’eccellenza, il suo atteggiamento sempre esigente con se stesso, come dimostrano i tanti messaggi radio diretti al suo box ma rivolti criticamente a se stesso, che abbiamo potuto ascoltare in televisione. “Questo è sempre stato il mio approccio, anzi, probabilmente sette-otto anni fa era anche peggiore”, ha raccontato il Piccolo principe. “Mi davo molto addosso e questo anche mentalmente non era positivo. Ma ho lavorato molto su questo e adesso va meglio. Mi do ancora addosso quando faccio degli errori, ma adesso mi godo anche le cose che ho fatto bene, quando le faccio bene”.
Proprio questa sua capacità di riconoscere gli sbagli e trasformarli in obiettivi di crescita gli hanno permesso di migliorare così tanto il suo stile di guida: “Tutto questo è positivo”, prosegue Leclerc. “Credo sia uno dei miei punti di forza quello di analizzare la mia guida e vedere che cosa ho fatto di giusto e di sbagliato. Sono molto onesto con me stesso e questo mi aiuta a migliorare e a riconoscere abbastanza velocemente le occasioni in cui faccio degli errori”.
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