Si fanno avanti ipotesi inedite e innovative per far ripartire la Formula 1 dopo il coronavirus: per esempio correre i GP di sera durante la settimana
“Forse la Formula 1 uscirà rinnovata da questa crisi del coronavirus”. Le parole rilasciate alla rivista specializzata austriaca Speed Week da Jacques Villeneuve, campione del mondo 1997 di Formula 1, lanciano uno sguardo ottimistico sull’attuale momento di difficoltà che l’automobilismo, come il resto del mondo, sta attraversando in tempi di pandemia.
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Già, perché oltre a trovare i modi per sopravvivere, la Formula 1 ha l’occasione di ripensarsi, magari tentando di percorrere strade inedite e innovative, per ripartire in una chiave molto diversa da quella a cui eravamo abituati prima della quarantena. Questa è l’idea anche di un altro ex pilota come Jan Lammers, oggi portavoce del Gran Premio d’Olanda previsto a Zandvoort: “Penso che il coronavirus, sia a livello economico che sportivo, ci farà fare tre passi indietro ma due avanti”, ha dichiarato al canale televisivo Nos. “Stiamo tutti imparando qualcosa da questo periodo, per esempio a capire cosa possiamo fare per reagire. Non ci sono solo svantaggi”.
E tra le possibili modalità di reazione alla crisi, il massimo campionato a quattro ruote potrebbe sperimentare anche dei format mai visti per i Gran Premi: “Stanno pensando ad un campionato su tre versioni differenti del circuito di Silverstone, per esempio”, rivela sempre Lammers. Ma un altro tema di discussione attualmente sul tavolo riguarda anche la tempistica delle gare, che potrebbe abbandonare la tradizionale collocazione della domenica, per mettere insieme un calendario alternativo nella seconda metà dell’anno.
“Perché un Gran Premio non si potrebbe correre martedì o giovedì sera, come le partite di Champions League?”, ha ipotizzato ancora Lammers. “Perché dobbiamo ostinarci a correre alla domenica pomeriggio, quando magari si vuole passare del tempo con i familiari, a cui l’automobilismo potrebbe non interessare?”. Insomma, il coronavirus potrebbe non significare necessariamente la morte della Formula 1, ma una profonda trasformazione sì. E chissà che campionato, diverso da quello di prima, ci ritroveremo a guardare dopo la quarantena.
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