Flavio Briatore festeggia i suoi 70 anni e parla del rapporto di odio-amore con la F1, oltre che del rimpianto di non aver diretto la Ferrari.
Per celebrare il suo compleanno il manager di Verzuolo si è concesso una full immersion nei media italiani e nel corso di un’intervista a Il Corriere della Sera ha detto la sua sul Circus di matrice Liberty Media e soprattutto sugli anni d’oro che lo avevano visto protagonista con la Benetton Renault.
“Per quanto mi riguarda la F1 è lontana, tuttavia mi manca gestire un team, avere continue decisioni da prendere”, ha ammesso. “Quando ero lì mi hanno fatto la guerra tutti. All’inizio eravamo quelli che facevano i maglioni e io consideravo la massima serie un prodotto come un altro. Poi ho vinto GP con tre squadre diverse e sette mondiali in 18 anni, ma invece di dirci bravi qualcuno ci ha odiato tutta la vita come Mosley, l’ex presidente della FIA. Per fortuna ho avuto l’aiuto di Ecclestone. Ho fatto cose buone pure con Montezemolo“.
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Malgrado la fama di dirigente vincente, il buon Flavio non è mai riuscito a raggiungere la Rossa. “Ci fu soltanto qualche chiacchiera con Giraudo”, ha ammesso.”Il Cavallino è un po’ il sogno di tutti, non penso sia complicato gestirla. Quando c’era Alonso c’è stato qualche contrasto con l’ex boss Mattiacci. La colpa era sempre di Fernando. Continuo a non capire come come squadra non riesca ad imporsi. Ha i finanziamenti, ha la storia, ha meccanici bravissimi. Credo che manchi un raccoglitore di tutto”.
A proposito invece del budget cap, vero tema caldo delle ultime ore in una categoria congelata dal Coronavirus Briatore ha ribadito un concetto già espresso: “Tutto quello che non si vede deve essere uguale. Più le macchine sono simili, più emergono i piloti migliori e le scuderie di medio livello possono essere competitive. Il tetto di spesa va tuttavia stabilito non fissando una cifra, ma col regolamento. Tot alettoni a disposizione, tot ore di gallerie del vento”, ha concluso proponendo di sostituire i gran premi classici con due manche da 40 minuti l’una.
Chiara Rainis
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