Mentre il mondo e l’automobilismo sono in quarantena, il campionato giapponese di Super Formula procede regolarmente con i suoi test pre-stagionali
Proprio nel bel mezzo della crisi coronavirus, mentre tutto il mondo, e di conseguenza l’automobilismo, è in quarantena, c’è anche una categoria che decide di non fermarsi, anzi di svolgere regolarmente i suoi test precampionato. Si tratta del campionato giapponese di Super Formula, nel quale sono impegnati molti giovani piloti nipponici, ma anche qualcuno dall’Europa.
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E dunque a Tatiana Calderon, pilotessa colombiana nonché collaudatrice della Alfa Romeo in Formula 1, che vive in Spagna, una delle nazioni europee al centro della pandemia, è toccato prendere un aereo e volare in Giappone per disputare le prove. “È stato completamente folle”, ha dichiarato ai microfoni del quotidiano svizzero Blick. “La situazione in Spagna è tesa, ma il mio nuovo team giapponese ha fatto in modo che il test andasse avanti. Per fortuna, a differenza degli italiani e dei cinesi, per noi non è prevista la quarantena all’ingresso in Giappone”.
Così la Calderon si è ritrovata nel circuito del Fuji, in cui aleggiava un’atmosfera davvero insolita: “Molto strana. Tutti indossavano mascherine. Ma sono contenta di aver potuto conoscere la mia nuova macchina, il mio nuovo team e una nuova pista, di aver potuto girare nonostante questa crisi globale. Chissà per quanto tempo durerà ancora”.
Anche il viaggio non è stato certo consueto: “L’aereo da Tokyo è stato organizzato dall’ambasciata spagnola e ci hanno detto che sarebbe stato l’ultimo per un bel po’ di tempo”, ha raccontato. “È stato bizzarro: quell’enorme aeroporto era completamente deserto. Sull’aereo ci saranno state al massimo cento persone, tutte distanziate e con mascherina e guanti. Tutto molto strano, quasi spaventoso. Grazie a dio ha funzionato”.
La Calderon sperava anche di poter salire sulla Alfa Romeo di Formula 1 quest’anno, ma ha ammesso che ora sarà “probabilmente impossibile. La cosa più importante”, ha concluso, “è che tutti i team sopravvivano a questa crisi il più incolumi possibile”.
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