La crisi coronavirus pesa anche sulle casse degli organizzatori dei Gran Premi, che chiedono alla Formula 1 di farli pagare quote più basse
Non sono solamente i team a subire gli effetti negativi a livello economico della crisi coronavirus. Anche gli stessi organizzatori delle gare rischiano di non superare questo periodo di quarantena, se i piani alti del massimo campionato a quattro ruote non garantiranno loro il sostegno finanziario che hanno chiesto.
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L’ultimo comunicato stampa ufficiale della Formula 1 ribadisce l’intenzione di voler disputare “tra le 15 e le 18 gare” nel 2020, rimandando l’inizio della stagione “ad un certo punto di quest’estate”. Un piano talmente vago da mettere subito in allarme gli organizzatori del Gran Premi.
“Devono accettare quote di pagamento più basse da parte nostra se non vogliono che falliamo”, ha dichiarato uno di loro, che ha chiesto di restare anonimo, ai microfoni del quotidiano inglese The Independent. I costi che loro sono chiamati a sobbarcarsi, infatti, sono ingenti: “Dobbiamo prenotare centinaia di autobus e di vigili per dirigere il traffico nel corso del weekend di gara, e questi contratti hanno delle penali in caso di cancellazione. Inoltre ci sono le tribune temporanee, le tende per l’hospitality: tutte ordinate con sei-otto mesi d’anticipo. Da quando mancano sei settimane alla corsa, spendiamo oltre un milione di euro alla settimana per prepararci”.
E quest’anno non ci sono le prevendite dei biglietti a coprire queste spese. Tutto è infatti bloccato in attesa che venga stilato un calendario definitivo, e anche a quel punto saranno messi in vendita “per un periodo più breve”, spiega Arif Rahimov, organizzatore del Gran Premio dell’Azerbaigian. “Per esempio so che alcuni organizzatori iniziano la vendita dei biglietti immediatamente dopo il Gran Premio dell’anno precedente. Questo periodo di incertezza costa loro dai tre ai sei mesi di vendite”.
Per questi motivi gli organizzatori si trovano in difficoltà a pagare le quote alla Liberty Media necessarie per garantirsi un posto nel campionato, che in media ammontano circa a 25,9 milioni di euro. “Venderemo meno biglietti, quindi dovranno accettare quote più basse”, lamentano ancora gli organizzatori. “Se guadagneremo meno dell’anno scorso, la Formula 1 dovrebbe assorbire parte di queste perdite, adattando le quote”.
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