Il plenipotenziario della Red Bull, Helmut Marko, si rimangia la controversa proposta di organizzare un campo nel quale far contagiare i suoi piloti
Travolto da una valanga di polemiche, Helmut Marko fa marcia indietro. Il plenipotenziario della Red Bull si è rimangiato le parole che aveva dichiarato ai microfoni della televisione austriaca Orf e che tanti commenti indignati avevano sollevato nei giorni scorsi.
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E a buon titolo: l’ipotesi avanzata dall’ex pilota era infatti quella di organizzare un campo di allenamento per i suoi portacolori (da Max Verstappen ad Alex Albon, da Pierre Gasly a Daniil Kvyat) durante la quarantena, durante il quale sarebbe stato “ideale” se si fossero infettati con il coronavirus per raggiungere l’immunità.
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Intervistato nuovamente dalla rivista specializzata tedesca Auto Bild, Marko ha precisato: “Ovviamente non è vero, non si trattava di infettare nessuno apposta”, ha dichiarato. E anche il team principal dei Bibitari, Christian Horner, ha messo in chiaro che le parole del suo responsabile non hanno avuto alcun effetto pratico: “Si trattava di una dichiarazione buttata lì, prima di comprendere la gravità della pandemia”, ha spiegato alla Bbc. “Non è mai stata discussa né messa sul tavolo come consiglio serio”.
Stavolta Marko, abituato a parlare in modo diretto e provocatorio, si è reso conto in prima persona di avere esagerato. Almeno in parte, visto che comunque continua ad insistere a sottovalutare le conseguenze del contagio: “Se le persone della mia età, il gruppo più a rischio di tutti, possono sopravvivere a questa malattia, allora si può certamente dire che giovani atleti come i nostri piloti dovrebbero almeno essere meno preoccupati delle conseguenze”, ha proseguito. “Questo è stato l’unico motivo per cui abbiamo considerato di organizzare un campo di allenamento nonostante i pericoli del virus. Non si è mai parlato di far infettare nessuno deliberatamente”.
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