Romain Grosjean si è unito al coro dei critici del comportamento di Liberty Media in occasione dell’emergenza Coronavirus.
Sulla scia di quanto fatto da Lewis Hamilton e Kimi Raikkonen, anche il ginevrino della Haas non ha taciuto il proprio disappunto sul modo di procedere dell’ente proprietario del Circus durante il weekend di Melbourne.
Di sicuro la figura fatta in generale dalla massima serie a ruote scoperte non è stata delle migliori, specialmente se si fa un confronto con il giusto pugno di ferro tenuto dalla Dorna nella MotoGP che ha permesso di correre in Qatar a Moto2 e Moto3 soltanto perché già presenti in circuito, per poi procedere a posticipare o cancellare gli eventi successivi.
L’attendismo e l’incertezza che hanno regnato da martedì 10 a venerdì mattina 13 marzo nel paddock dell’Albert Park resteranno a lungo, e non certo in positivo, nella memoria dei protagonisti della F1, degli addetti ai lavori e dei tifosi.
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“L’atmosfera che si respirava in Australia non era quella solita. Continuavamo a porci domande sul COVID-19, a chiederci perché eravamo lì e se ci sarebbe stata data l’opportunità di scegliere visto che di solito non possiamo dire nulla e dobbiamo accettare di gareggiare in qualsiasi condizione”, ha affermato a Canal + un piangino Grosjean, dimenticando in quante occasioni negli anni recenti un po’ di pioggia li abbia spaventati, proprio loro, i piloti più pagati in assoluto, facendo rimpiangere l’automobilismo maschio di una volta.
“Onestamente sono deluso della maniera in cui è stato gestito il tutto. Annullare un GP a due ore dall’inizio delle prime prove libere, quando si sapeva perfettamente che con uno spostamento di 3000 persone almeno un caso di positività sarebbe emerso, è stato strano. Forse bisognava muoversi prima. Il vero peccato è che non era stato organizzato alcun piano”, ha concluso accusando Liberty di pressapochismo.
Chiara Rainis
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